Tempi difficili per la transizione energetica dopo la caduta del governo

Mario Draghi, è salito al Quirinale e ha definitivamente reiterato le proprie dimissioni da presidente del Consiglio.

Non è servita un’intera giornata di dibattito in Aula per salvare il Governo dalla caduta. Dopo che anche Forza Italia e Lega hanno deciso di non partecipare al voto, oltre al Movimento 5 Stelle, è parso subito chiaro che la maggioranza in Parlamento, di fatto, non c’era più.

Il presidente del consiglio Mario Draghi si è dimesso © Antonio Masiello/Getty Images

Nel pomeriggio di ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere, indicendo nuove elezioni entro il termine dei 70 giorni come indicato dalla Costituzione: la data confermata poi in Consiglio dei ministri è quella del 25 settembre.
«Sciogliere le Camere è sempre l’ultima scelta da compiere, soprattutto se come in questo periodo davanti alle Camere vi sono molti adempimenti da portare a compimento nell’interesse del paese – ha detto il primo cittadino – Ma la situazione politica ha condotto a questa decisione, il voto e le modalità con cui è stato espresso al Senato hanno reso evidente il venir meno del sostegno parlamentare al governo e l’assenza di prospettive nel dar vita a una nuova maggioranza».

Mattarella ha voluto sottolineare, che nonostante lo scioglimento delle Camere e la pausa estiva in arrivo, «Il periodo non consente pause negli interventi indispensabili per contrastare la crisi economica e sociale e l’aumento dell’inflazione, causato soprattutto dal costo dell’energia e dei beni alimentari comporta pesanti conseguenze». Per Mattarella «sono indispensabili interventi per far fronte alle esigenze economiche e sociali, soprattutto per i concittadini delle fasce più deboli, per contenere gli effetti della guerra russa in Ucraina, per la sempre più necessaria collaborazione a livello europeo e internazionale».

E la transizione ecologica?

Ma insieme al Governo Draghi si ferma anche la transizione ecologica nonostante Mario Draghi, nel suo ultimo discorso in Senato abbia ribadito che «Dobbiamo portare avanti con la massima urgenza la transizione energetica verso fonti pulite. Entro il 2030 dobbiamo installare circa 70 GW di impianti di energia rinnovabile. La siccità e le ondate di calore anomalo che hanno investito l’Europa nelle ultime settimane ci ricordano l’urgenza di affrontare con serietà la crisi climatica nel suo complesso».

«Ma questa “serietà” finora non si è vista» afferma Luca Aterini, direttore di greenreport nel suo articolo Insieme al Governo Draghi si ferma anche l’incompiuta transizione ecologica“.

«Il Pnrr italiano è il penultimo in Europa (davanti a quello lettone) per risorse destinate alla transizione ecologica e, a proposito di rinnovabili, la Commissione europea ha aperto nei giorni scorsi la seconda fase (parere motivato) della procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato recepimento della direttiva sulle rinnovabili 2018/2001, che fissa un obiettivo vincolante per il 2030 pari almeno al 32% di energie rinnovabili: ovvero, il riferimento normativo cui si agganciano proprio i 70 GW citati da Draghi. Nel mentre, stiamo andando al rallentatore: nonostante le promesse di Draghi e del suo ministro Cingolani, da gennaio ad aprile 2022 sono stati installati appena 0,64 GW».

«Quanto all’ambiente – continua Aterini – oltre ad essere scomparso dal nome del nuovo ministero, sembra sparito anche dalla pratica quotidiana di governo, insieme alla biodiversità. L’Italia firma tutti i trattati europei e internazionali per difendere la biodiversità e gli habitat, per portare al 30% le aree protette marine e terrestri, approva le nuove direttive europee che parlano di questo, ma poi non le applica, non approva i decreti delegati, come del resto (non) ha fatto anche per le Comunità energetiche rinnovabili, e si è “dimenticata” persino di istituire aree protette marine e terrestri previste da decenni nelle sue leggi nazionali. Se Cingolani non ha fatto molto per le rinnovabili, si è dimostrato completamente disinteressato alla difesa dell’ambiente e della biodiversità. Si è rimasti alle buone parole, più che alle buone intenzioni. Sideralmente lontani anche da alcuni governi di centro-destra europei».

Conclude il direttore di greenreport: «Andrà meglio dopo le elezioni? Con l’estrema destra dei meloniani Fratelli d’Italia in pole position, e la Lega salviniana a ruota, l’ovvia risposta è probabilmente no».