Container che diventano case o ostelli, ha senso?

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“Ha senso costruire alloggi, negozi e alberghi riutilizzando container?”. Questo è il dibattito in corso oggi tra architetti e urbanisti che considerano, tra le altre cose, il fatto che potrebbe non essere visto come ideale rispetto ad altre opzioni di alloggio e quindi sprecate le risorse investite per renderli il più accoglienti possibile.

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Tuttavia, non si fermano i progetti e le persone che cercano di convertirli in case, uffici, centri commerciali e abitazioni su chiatte. La motivazione dell’utilizzo dei container come alloggi, fin dalla prima idea, è stata soprattutto quella di dare la possibilità di trasportarli da un capo all’altro del mondo sfruttando le rotte di movimentazione internazionali, più che per la necessità di costruire in spazi ridotti. Ma nel tempo, i progetti sono stati vari e ha abbracciato diversi target. Vediamone alcuni.

In Vietnam. A trovare una terra di mezzo in questo dibattito è la “TAK Architetti”, che hanno trasformato una pila di tre container in un ostello eclettico nella Vietnamita cittadina Ocean Resort di Nha Trang. Invece di essere delle strutture di carico, i colorati container adesso contengono delle suite di un ostello orientato alla famiglia, con letti a castello in stile dormitorio, tutti rifatti in termini di comfort moderni. Situato a soli tre minuti a piedi dalla spiaggia, lo scopo di Ccasa Hostel è quello di creare un ambiente accogliente in cui i visitatori si sentono parte di una famiglia. L’attenzione quindi non è sul container dipinto con colori primari brillanti, piuttosto sugli spazi comuni creati intorno a questi volumi, come la cucina e la terrazza sul tetto comune. Pergolati o passeggiate esterne, ombreggiate con tanto verde, sono utilizzati per fornire l’accesso, così come un raffreddamento e una ventilazione naturali.

La caratteristica unica e particolare dell’ostello è l’uso di piastrelle riciclate di cemento encausto con temi pittorici diversi, finestre in legno vecchie, e cesti tipici dell’architettura e dell’agricoltura tradizionale vietnamita.

 In Danimarca. Qui, invece, il container è utilizzato come casa galleggiante nel porto di Copenhagen, denominata Rigger Urbana. L’idea è quella di prevedere case a prezzi accessibili e sostenibili per i giovani universitari che studiano a Copenhagen. Misura un totale di 680 metri quadrati, ogni struttura comprende 15 spazi articolati attorno a un cortile verde comune. Inoltre, sono disponibili un attraccaggio in kayak, una piattaforma da bagno, una zona barbecue e una terrazza sul tetto comune. Al piano di sotto, sotto il livello del mare, sono previste 12 zone di stoccaggio, un locale tecnico, e una lavanderia completamente automatizzata. La disposizione dei container è fatta in modo da creare un bel cortile interno. Il progetto è anche pieno di caratteristiche green, come le pompe di calore elettriche e fonte di acqua solari. Le dimensioni standard di un container sono tali da rendere le Rigger urbane trasportabili su strada, acqua o aria in qualsiasi parte del mondo in un costo molto basso. Naturalmente, c’è bisogno di rimuovere chirurgicamente i lati e rinforzarli e sono progettati per poter essere accatastati l’uno sopra l’altro come se fossero su una nave container. Ma questo è un problema minore per uno come l’architetto Bjarke Ingels che ha avuto e realizzato l’idea.

In Giappone. L’esperienza nipponica è nata, invece, più che dalla voglia di sperimentare o riciclare, dalla necessità e dall’emergenza. L’architetto giapponese Yatsutaka Yoshimura, infatti, ha progettato quello che lui chiama il “progetto ex container”, ed è una risposta alle richieste di abitazioni in caso di catastrofe dopo il terremoto del 2011 e lo tsunami che devastarono il Giappone. Il fatto che nella progettazione manchi l’intera parete laterale in modo da creare un doppio spazio, però, può essere inteso come un’ammissione del fatto che un container sia una dimensione pessima per gli esseri umani, ma l’architetto è partito da un dato culturale, e, cioè, che in Giappone la gente è abituata a vivere in spazi abbastanza piccoli, è questo è ancora più valido se si tratta di alloggi di emergenza.

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