Il caldo riporta al lavoro le api e il livello del fiume Po è basso come in piena estate

La temperature sopra la norma e le ripetute giornate di sole di questo febbraio anomalo hanno risvegliato in anticipo le api, che in Lombardia si stima siano oltre 4 miliardi. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia sugli effetti di un inverno con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi la media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio.

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Le temperature diurne sopra la media hanno fatto uscire le api dai circa 160 mila alveari presenti in Lombardia – sottolinea la Coldiretti su dati dell’anagrafe apistica –, ma ora il rischio è che un eventuale ritorno del freddo possa far gelare i fiori e anche far morire parte di questi insetti, dopo una delle peggiori annate per la produzione di miele in Italia. “Le api hanno iniziato a lavorare prima del previsto” conferma Irvano Fortini, apicoltore di Arzago d’Adda, in provincia di Bergamo. “Se ci fosse un ritorno tardivo del freddo saremmo nei guai”.

Gli fa eco Mauro Veca, che produce miele a Milano città: “Questo si sta rivelando un inverno talmente mite che le api nelle ultime settimane hanno iniziato a uscire più facilmente dagli alveari. Il sole e le temperature più alte della media hanno anticipato l’attività degli insetti, ma il rischio è che eventuali gelate improvvise possano danneggiare i primi fiori con conseguenze negative anche sulle api stesse”. Nel capoluogo lombardo – spiega la Coldiretti regionale su dati Arpa Lombardia – il mese di gennaio di quest’anno ha registrato temperature minime con una media di 3,3°Celsius, 2 gradi in più della media del periodo, mentre la massima assoluta è salita fino a 15,1° Celsius.

Fiumi assetati come d’estate

Il clima mite e l’assenza di precipitazioni significative nell’ultimo periodo hanno fatto anche scendere il livello idrometrico del fiume Po, che è basso come in piena estate, ma anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 25% di quello di Como al 28% dell’Iseo. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenzia in particolare che il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca (Pavia) è di -2,4 metri, lo stesso di metà agosto scorso. Una situazione – sottolinea la Coldiretti – che ha spinto l’Autorità distrettuale di bacino a convocare per il 6 marzo l’Osservatorio sulle crisi idriche per fare il punto della situazione anche perché non si prevedono precipitazioni se non di scarsa entità, per cui potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici anche del 20%.

L’andamento anomalo di questo inverno conferma dunque – continua la Coldiretti – i cambiamenti climatici in atto che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali che sconvolgono i normali cicli colturali ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa. L’agricoltura – conclude la Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con sfasamenti stagionali ed eventi estremi che hanno causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali.



Redazione

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