Coronavirus e quarantena: perché siamo sempre stanchi?

Sembra incredibile, ma nonostante la quarantena ci costringa a passare la maggior parte del nostro tempo a casa, non ci permetta di spostarci per lavoro, di andare in palestra o di fare le ore piccole tra un’uscita e l’altra, ci sentiamo sempre stanchi. Perchè? Da cosa dipende questa stanchezza, e cosa possiamo fare per contrastarla?

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Ne ha parlato il dottor Francesco Cuniberti, specialista del Centro per i disturbi d’ansia e di panico di Humanitas San Pio X sul sito di Humanitas che qui riportiamo.

La quarantena è una novità

All’inizio della quarantena, le difficoltà maggiori che potevamo incontrare erano relative al nuovo stile di vita che avremmo dovuto intraprendere: era necessario un certo periodo di tempo per interrompere le vecchie abitudini, instaurare una routine, accettare l’isolamento e, soprattutto, trovare nuovi modi per avere interazioni con i nostri cari.

A distanza di due mesi, questo affaticamento diventa il risultato di un processo psicologico di adattamento alla situazione, più che un senso di spossatezza fisica vero e proprio. Inoltre, non avere notizie precise su quando e come riprenderà la vita quotidiana non aiuta a porre un traguardo che possa aiutare a percepire stimoli positivi.

L’importanza della routine

Strutturare la giornata è un valido aiuto per sopperire alla mancanza di energia di questo periodo. Per prima cosa, se abitiamo da soli, dobbiamo cercare di rendere regolare l’orario del risveglio, dei pasti e del riposo: svegliarsi e andare a dormire alla stessa ora, pranzare e cenare in un orario adeguato aiutano non poco a spezzare la monotonia e a dare un senso alle ore che viviamo.

Possiamo scegliere di dedicare un’ora alla socializzazione, fissa ogni giorno magari dopo cena, così come possiamo dedicarne altre al lavoro, alle nostre passioni, alla cura di noi stessi.

Se invece si sta passando la quarantena con la propria famiglia, bisogna stare attenti a riuscire a ritagliarsi qualche momento per sé: bastano pochi minuti al giorno per ricaricarsi e affrontare più serenamente il resto della giornata, esplicitando anche ai propri cari questo bisogno di tempo solo per se stessi senza essere disturbati.

L’uomo è un animale sociale

Non bisogna sottovalutare anche il fatto che l’uomo necessita, per sua natura, il contatto con le altre persone. L’Homo sapiens si distingue dagli altri animali proprio per le sue abilità sociali e alle abilità sociali è da sempre collegata la sua sopravvivenza. Passare dal gestire rapporti abituali con moltissime persone al giorno all’isolamento è una dura prova di resistenza psicologica che, come abbiamo detto, provoca una sensazione di stanchezza.

Esercizi per combattere l’ansia

La stanchezza è anche collegata allo stato d’ansia che proviamo preoccupandoci per i nostri familiari distanti. L’ansia ci pone in un perenne stato di allerta che rende difficile la concentrazione e il riposo; è una sensazione normale, a tratti utile per ottenere dei risultati fino a quando non diventa eccessiva e ci fa consumare troppe energie psico-fisiche.
Per evitare di continuare a rimuginare e per placare la mente possiamo optare per l’attività fisica, ma anche provare qualche esercizio di respirazione, che favorisce la regolarizzazione dei livelli d’ansia.

L’esercizio fisico, seguendo qualche programma di allenamento facilmente visualizzabile online, favorisce l’attivazione del corpo. Alla fine, la stanchezza fisica positiva contribuisce a ridurre il senso di stanchezza mentale che consuma energie inutilmente. Cercare di mantenere almeno una mezz’ora al giorno da dedicare all’attività fisica si rivelerà un toccasana per il nostro benessere.

Si può anche provare qualche tecnica di rilassamento basata sul controllo della respirazione. Se respirare è un fenomeno automatico, il respiro può essere modulabile in termini di frequenza e profondità. Fare respiri profondi e lenti, utilizzando la respirazione addominale, favorisce una migliore ossigenazione che dà un immediato senso di sollievo perché permette in parte di intervenire, tra i vari effetti, anche sul sistema nervoso autonomo che controlla, per esempio, il battito cardiaco. Quando si è in ansia, infatti, si può percepire il cuore che batte più forte: saper modulare la respirazione consente di favorire la regolazione del battito cardiaco e di opporsi all’incremento ulteriore dell’ansia.



Redazione

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