La verità sui microgranuli

Lavarsi i denti può essere devastante? Se hai acquistato un dentifricio contenente microgranuli, la risposta è: sì, purtroppo.

di Lucia Cuffaro

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Microgranuli, questi sconosciuti. Decantati dalle pubblicità come ingredienti speciali, sono aggiunti a numerosi prodotti di uso quotidiano, come detergenti corpo, esfolianti, dentifrici, pasticche per la lavastoviglie e paste abrasive: stiamo parlando dei microgranuli.
Si tratta di pericolose particelle plastiche di derivazione petrolchimica con una dimensione inferiore ai 5 millimetri, che inconsapevolmente abbondano nelle nostre case.

Perché boicottarli?
I microgranuli hanno un diametro talmente piccolo, che i sistemi di filtrazione non riescono a fermare il viaggio che dalla nostra casa li porta direttamente negli oceani, contribuendo alle 8 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno arrivano nei mari.
Ondeggiano nell’acqua come il plancton e finiscono nello stomaco di uccelli marini, tartarughe e in quello dei pesci marini.  Già, proprio quei pesci che troviamo sulle nostre tavole. Quindi possiamo dire che entrano nella catena alimentare umana, con conseguenti danni per la salute. Oppure, come nel caso di alcuni dentifrici, siamo noi stessi a inghiottirli: le piccole microsfere si infilano fra le gengive, per essere poi deglutite al primo bicchiere d’acqua.

 

Dati sconcertanti
Secondo uno studio dell’Università di Plymuoth ben il 36% del pesce inglese contiene microgranuli.  È stato inoltre calcolato che un unico prodotto da 150 ml può contenere circa tre milioni di particelle e portare al rilascio di 90.000 microperle per un solo utilizzo. In alcuni prodotti il contenuto di microperle supera per peso la quantità di plastica dell’involucro esterno.

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Redazione

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