Migranti: emergenza insediamenti informali

Dieci delle maggiori ONG impegnate nel settore della cooperazione e della gestione delle crisi umanitarie hanno sottoscritto un appello congiunto rivolto alle istituzioni competenti, nazionali e locali, chiedendo di mettere in campo tutte le misure necessarie ad assicurare condizioni di vita dignitose e pieno accesso ai diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla salute.

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“Si stima – leggiamo nell’appello – che siano almeno 10.000 in Italia i rifugiati e richiedenti asilo che vivono in insediamenti informali (stazioni ferroviarie, palazzi occupati, campi spontanei), in condizioni umanitarie critiche, con uno scarso o del tutto assente accesso alle cure mediche e privi di qualsiasi forma di assistenza. La cronica mancanza di posti nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo e la mancata previsione di strutture per i migranti in transito, rischiano di incrementare il numero degli insediamenti informali e la popolazione all’interno degli stessi”.
“Gli insediamenti spontanei a Ventimiglia e quello a Roma in via Cupa, costituiscono soltanto due degli esempi più recenti e più evidenti. In questi casi, a fronte degli sforzi di vari attori della società civile di assistere i migranti riguardo le necessità primarie – cibo, servizi igienici, orientamento socio-sanitario di base – le istituzioni hanno reagito con sgomberi forzati, espulsioni, trasferimenti di migranti da una parte all’altra dell’Italia”. Da qui l’appello di ASGI, CEFA Onlus, CIES, Concord Italia, Focsiv, INTERSOS, LasciateCIEntrare, Medici Senza Frontiere Italia, Oxfam Italia,Save the Children Italia

Il godimento di diritti fondamentali, come il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, a non subire abusi e violenze – sottolineano le ONG firmatarie – non possono dipendere dallo status giuridico dei migranti forzati né dalla loro volontà di cercare protezione nel nostro Paese o di considerarlo soltanto un transito verso altri Stati dell’Unione Europea.



Redazione

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