Un viaggio partito dalla capitale Buenos Aires e che con entusiasmo ci ha condotto a Ushuaia attraversando la Patagonia per poi risalire fino alle Cascate di Iguazù.

Buenos Aires

“A me sembra una fandonia che Buenos Aires ebbe inizio. La giudico tanto eterna come l’acqua e l’aria.” (J. L. Borges)

Buenos Aires ci accoglie con gli alberi di jacaranda in fiore, fiori di un colore viola magnifico. A novembre è primavera in Argentina, come da noi a maggio, le giornate si allungano e venti freschi mitigano i primi caldi della bella stagione. La luna che osservo nel cielo, appena uscito dall’aeroporto, mostra una faccia diversa, siamo nell’emisfero australe.

Viaggio in Argentina
Jacaranda in fiore nelle strade di Buenos Aires – Foto di Federico Solfaroli Camillocci

Buenos Aires è una metropoli composta di tanti quartieri, ciascuno con la sua identità e la sua squadra di calcio. Ha l’aspetto di una città europea, i “portegni”, come si chiamano gli abitanti della città, sono per lo più figli di europei, i cognomi italiani campeggiano dappertutto. Per visitarla occorrono almeno tre giorni, ma si presta a soggiorni anche superiori se si vuole viverla veramente.

La nostra prima passeggiata comincia da Plaza de Mayo, dove si affacciano la Casa Rosada, sede governativa, e la Cattedrale metropolitana. Da lì si dipartono i larghi viali del centro e le vie dello shopping. In lontananza svetta l’obelisco di Avenida 9 Luglio.
Ovunque troviamo statue e immagini degli eroi nazionali: Eva Peron, i generali San Martìn e Belgrano, lo scrittore Borges, i calciatori Maradona e Messi. Poi ci si sposta nei quartieri più caratteristici.

La Boca, quartiere popolare che sorge attorno al mitico stadio della Bombonera, è il regno dei divi del calcio, Maradona a Messi, e Caminito è la meta di tanti visitatori per le caratteristiche casette colorate e i negozi di souvenir.

San Telmo ha il suo cuore nel mercato alimentare, dove assaggiamo le prime empanadas ripiene, che saranno il nostro pranzo preferito per giorni a venire.

Palermo e Recoleta, nella zona settentrionale, sono i più bei quartieri storici di Buenos Aires, con i negozi, le ambasciate, i giardini, il celebre cimitero monumentale, i due musei maggiori, cioè il Bellas Artes e il Malba, i ristoranti più rinomati. Una visita speciale merita la libreria El Ateneo, nei locali di un ex teatro: un luogo spettacolare per chi ama i libri. Tra i giardini cittadini merita una visita il Parque Tres de Febrero che sfavilla dei colori di un vasto roseto.

Lungo il fiume si sviluppa quartiere di Puerto Madero, moderno, spazioso, che si presta a piacevoli passeggiate e offre una nutrita scelta gastronomica tra i docks di mattoni tipici delle zone portuali riconvertite.

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Buenos Aires, Puerto Madero – Foto di Federico Solfaroli Camillocci

Non lontano da Porto Madero sorge un’area verde che giunge fino al Rio della Plata, la Riserva ecologica Costanera Sud, una risorsa per la città, frequentata da ciclisti, runner e camminatori.

In un soggiorno a Buenos Aires non possono mancare una cena con spettacolo di tango, una sosta in un celebre bar come il centralissimo Bar Tortoni, e la visita del teatro Colòn. Per mangiare c’è l’imbarazzo della scelta; il top è Fervor.

Non passano inosservate le targhe ricordo delle vittime della repressione degli anni bui della dittatura militare a cavallo degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Ne troviamo sul marciapiede nord di Plaza de Mayo. Ancora oggi le madri superstiti dei desaparecidos si ritrovano ogni giovedì pomeriggio al centro della piazza per chiedere giustizia per i loro figli scomparsi. È una ferita aperta della recente storia argentina, come anche la tragedia delle Isole Malvinas. Oggi il Paese attraversa ancora una pesante crisi economico-finanziaria, sebbene ultimamente l’inflazione – che qui raggiunge da sempre livelli elevatissimi – sembra rallentare.

 

Puerto Madryn e Penisola Valdès

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Colonia di pinguini nella Penisola Valdès – Foto di Federico Solfaroli Camillocci

Bruce Chatwin (“In Patagonia”) descrive Puerto Madryn come “una città di squallidi edifici in cemento, bungalows di lamiera, negozi di lamiera e un giardino pubblico appiattito dal vento. (…) La Calle Saint-Exupéry era lì a ricordare che la tempesta di Vol de Nuit era avvenuta da quelle parti.”
Oggi la città è sicuramente più estesa, ma il suo aspetto non è cambiato molto. Sul lungomare vediamo, sì, alcuni graziosi villini, con tanto di praticello all’inglese, ma il contesto resta piuttosto modesto. La città fu fondata nel 1865 da un gruppo di gallesi in fuga dalla fame e dalle persecuzioni. Ancora oggi nel vicino paese di Gaimàn si parla l’antica lingua dei primi coloni. A quel tempo era la terra dei nativi Teuelche, uomini alti e prestanti, un popolo estintosi a causa di guerre e pestilenze. Su un poggio alla periferia della città un monumento ne ricorda l’esistenza.
A Puerto Madryn si fa tappa per visitare la vicina Penisola Valdès, riserva faunistica che ospita pinguini, guanachi, leoni marini e balene. È una delle esperienze più emozionanti del viaggio.

Si accede a piedi nella riserva lungo un sentiero in direzione dell’oceano, passando accanto a migliaia di pinguini di Magellano, alti poco meno di 80 centimetri, che in questo periodo (novembre) danno alla luce due cuccioli, uno a pochi giorni di distanza dall’altro e li covano in nidi scavati nel terreno sotto bassi arbusti. Alcuni cuccioli cadono vittima di predatori, come volpi e gabbiani (anche a noi capita di assistere a queste scene strazianti): fa parte della natura. Attraversando la steppa patagonica riusciamo anche ad avvistare struzzi, guanachi e armadilli.

Dopo la pausa pranzo in una estancia dove si allevano pecore e cavalli, a Porto Piràmides ci imbarchiamo per una navigazione di un’ora e mezzo nell’ampia baia che funge da enorme piscina naturale prescelta dalle balene per partorire. Non dobbiamo attendere molto per avvistare un cetaceo che nuota a breve distanza dal proprio piccolo. La barca si avvicina, gli animali affiorano con il loro corpo massiccio coperto di callosità, mostrano le pinne, emettono i tipici soffi. Qui, nei mesi di marzo e aprile è anche possibile avvistare le orche che giungono fino a riva per catturare i leoni marini.
Dalla strada che ci porta all’aeroporto di Trelew osserviamo un grande parco eolico e un enorme sagoma di dinosauro: a Trelew ha sede un bel museo paleontologico dove sono esposti giganteschi scheletri e uova di dinosauro rinvenuti nella zona.

Patagonia australe

“La Patagonia è un’amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un’ammaliatrice! Ti stringe nelle sue braccia e non ti lascia più”. (poeta cit. da B. Chatwin, In Patagonia).

La Patagonia è il vasto territorio, grande un terzo dell’intera Argentina, che va dai fiumi Colorado e Barrancas fino al confine con la Terra del Fuoco. E’ un territorio piatto, selvaggio, stepposo, “una distesa di bassi rovi dalle foglie grigie” la definisce  Chatwin, un luogo ormai mitico, sinonimo di viaggio e avventura.
Ai margini meridionali della Patagonia, dove la steppa brunastra incontra i piedi delle Ande, sorge El Calafate, una città isolata, posta sulla riva del Lago Argentino, vicina allo spettacolare Parco dei Ghiacciai. Calafate è il nome di un arbusto autoctono dalle cui bacche, simili a mirtilli, si ricavano conserve e liquori. La città si è sviluppata in questi ultimi decenni in quanto base di partenza per ammirare i vicini ghiacciai e fare escursioni verso El Chaltén, da dove partono i sentieri che conducono sulle cime andine. Un flusso continuo di turisti ed escursionisti ha trasformato El Calafate in un centro movimentato, dove è possibile trovare una vasta offerta di hotel e ristoranti. Il piatto da non mancare è l’agnello alla griglia, davvero eccellente (a noi è piaciuto quello di Casimiro).
L’attrazione indiscussa della zona è il ghiacciaio Perito Moreno, che fino al 2004 risultava ancora in espansione (evidentemente anche qui si sentono gli effetti del cambiamento climatico).

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Ghiacciaio Perito Moreno – Foto di Federico Solfaroli Camillocci

Una massa impressionante di ghiaccio, estesa 254 chilometri quadrati, larga 5 chilometri e lunga fino a 31 chilometri, che al suo margine emerge fino a 70 metri dall’acqua del lago prodotto dalle sue acque. È possibile ammirarlo da vicino tramite numerose passerelle in acciaio costruite lungo il fronte meridionale o facendo un giro in battello nel suo fronte orientale. Non è raro assistere al distacco di materiale ghiacciato dal bordo, accompagnato da tonfi simili a tuoni: uno spettacolo unico!

Altrettanto emozionante è la crociera in catamarano sulle acque verde smeraldo del Lago Argentino verso i bracci dove alloggiano il ghiacciaio Upsala e il ghiacciaio Spegazzini. Ci si imbarca a Punta Bandera, a mezz’ora di strada da El Calafate, e si naviga in uno scenario fantastico tra piccoli iceberg azzurri alla deriva. Particolarmente emozionante è l’avvicinamento allo Spegazzini, la cui parete emerge per circa 100 metri. Non finiremmo mai di staccare lo sguardo da quel muro frastagliato di ghiaccio che la luce colora di mille sfumature azzurre. Ciò che sorprende sono la vastità della superficie ghiacciata, le sue forme, i colori. E siamo a soli 160 metri di altitudine sul livello del mare.
In un braccio del Lago Argentino si estende anche il ghiacciaio Upsala, al quale tuttavia l’imbarcazione non può avvicinarsi – così ci dicono – per ragioni di sicurezza. Il ghiacciaio, piatto e lungo, è interessato da decenni da un evidente fenomeno di contrazione.
Per chi vuole approfondire la conoscenza dei ghiacciai argentini si consiglia la visita del Glaciarum, posto su una collina appena fuori El Calafate, ricco di pannelli e video dedicati alla storia e all’evoluzione dei ghiacciai, che ospita anche un simpatico ice bar.

Ushuaia

Eccoci finalmente alla fine del mondo! Guardate sulla cartina dove si trova questa città, siamo davvero alle estremità del mondo abitato, più a sud inizia il vasto universo ghiacciato dell’Antartide, distante appena mille chilometri. Ushuaia è una città portuale vivace, affollata meta turistica durante tutto l’anno. Lo scenario è impressionante: attorno alla baia svettano le cime appuntite e innevate delle ultime propaggini delle Ande. In città è possibile fare acquisti, visitare un piccolo museo e mangiare un ottimo pesce (da provare il granchio e il merluzzo nero).

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Ushuaia – Foto di Federico Solfaroli Camillocci

Facciamo due escursioni, una al vicino Parco Nazionale Terra del Fuoco, un territorio montuoso coperto da fitti boschi di faggi e costellato di laghetti e corsi d’acqua. Le foreste, verdi d’estate, si colorano di rosso in autunno (marzo-aprile). Purtroppo in una zona del parco l’introduzione sciagurata di castori ha provocato danni irreparabili all’ambiente. In un angolo del parco si trova la stazione di un trenino, il Tren del Fin del Mundo, che compie un percorso di 7 chilometri che ripercorre il viaggio dei primi immigrati, criminali recidivi destinati ai lavori forzati.

Dal porto di Ushuaia iniziamo la navigazione nel mitico canale Beagle, che si sviluppa da est a ovest e separa le coste argentine, a nord, da quelle cilene, a sud. Mentre navighiamo nell’ampio canale tra isolotti popolati da cormorani e leoni marini e in vista del celebre “faro della fine del mondo”, non possiamo non pensare a  Charles Darwin, che sostò in questi luoghi nel 1832-33 studiandone la natura e incontrando le popolazioni indigene. Annota Darwin che il canale Beagle “può essere paragonato alla valle di Lochness in Scozia, con la sua serie di laghi e di stretti bracci di mari”. È vero, ma qui tutto sembra amplificato: gli spazi, il mare, le cime montuose, i venti,  che soffiano talmente forte da piegare gli alberi sulle sponde del canale.

Cascate di Iguazù

Le cascate di Iguazù sono uno degli spettacoli naturali più impressionanti del mondo. Si trovano all’estremo nord dell’Argentina, al confine con Brasile e Paraguay. Siamo nella foresta sub-tropicale, l’umidità raggiunge livelli del 95% e oltre, e nel fitto della boscaglia vivono scimmie, tucani, coati, capibara e serpenti.

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Cascate di Iguazù – Foto di Federico Solfaroli Camillocci

Difficile descrivere a parole la maestosità e la bellezza di questo complesso di salti d’acqua alti dai 60 agli 82 metri. L’estensione del fronte delle cascate è talmente ampia che si fatica ad abbracciarlo tutto con lo sguardo. I punti di osservazione sono numerosi (il più frequentato è la cd. Gola del Diavolo) e si possono fare lunghe camminate sulle passerelle che costeggiano le cascate, ammirando il panorama da angoli diversi. Si ha pure l’opportunità di fare un giro in battello sotto le cascate fino ad arrivare in prossimità del punto di caduta dell’acqua: una doccia è assicurata.
Con due giorni a disposizione si possono visitare sia il lato argentino sia quello brasiliano o fare un giro in elicottero per rendersi conto dall’alto dell’estensione delle cascate.
Insomma, un viaggio in Argentina regala scenari unici ed emozioni  indimenticabili. E, appena tornati a casa, ci si mette già a progettare nuovi tour per scoprire altri angoli di questo Paese straordinario.

Federico Solfaroli Camillocci
Federico Solfaroli Camillocci vive a Roma dove ha svolto per anni l’attività di fiscalista di azienda. È autore di pubblicazioni in materia tributaria, tra cui il recente “Industrie culturali e fisco”, TAB Edizioni, in collaborazione con Stefano Monti. Nel tempo libero ama camminare in città e nei boschi, osservare la natura e fotografarla. L’esperienza del viaggio come scoperta consapevole di luoghi, paesaggi e culture diverse suscita l’urgenza della scrittura con la quale intende condividere le conoscenze e le emozioni vissute. È appassionato cultore di letteratura di viaggio e partecipa ai laboratori della Scuola del Viaggio di Claudio Visentin.