Montechiarugolo: energia da vendere

Può un Comune di diecimila abitanti, con i vincoli imposti agli enti locali, produrre in proprio energia pulita, raggiungendo la piena autonomia energetica e anzi, guadagnando?
Per Montechiarugolo, Comune di 10mila abitanti in provincia di Parma, dove il saldo energetico è positivo, la risposta è sì. Qui non solo si coprono interamente i consumi locali ma l’eccesso viene venduto così da far entrare nelle casse comunali quasi un milione di euro l’anno.

BioEcoGeo_montechiarugolo

 

Tale “rivoluzione verde” è opera di Maurizio Olivieri, Assessore comunale all’ambiente dal 2009 al 2014, che ha dimostrato come possa un Comune guadagnare senza dipendere dai pozzi di petrolio.

Lo studio di fattibilità
Professore di greco nel Liceo del paese, Olivieri – come racconta nel suo libro fresco di stampa “La centrale invisibile” pubblicato da EMI – è partito dalla mappatura dei consumi del territorio per arrivare a definire un modello perfettamente replicabile altrove. «Abbiamo scoperto di consumare 279 milioni di KWh l’anno. Ogni nostro cittadino consumava quasi 2,5 tonnellate di petrolio all’anno a testa, pari a 5,4 tonnellate di CO2». Olivieri era conscio che sebbene non fossero le istituzioni pubbliche le colpevoli dei maggiori consumi elettrici ma bensì i privati, il buon esempio doveva proprio arrivare in primis dall’amministrazione pubblica. «Se vogliamo arrivare al 20, al 50 e infine all’80% della diminuzione dei consumi è chiaro che bisogna coinvolgere cittadini e imprese». Per questo il PAES (Piano di azione per l’energia sostenibile) viene approvato solo dopo un percorso partecipativo, chiamato “Immagina il tuo PAESe”, che ha informato la cittadinanza sugli aspetti più critici (es. illuminazione pubblica che incideva dell’80% sulle spese per l’energia) sui quali intervenire e ha ascoltato per oltre tre mesi suggerimenti e proposte.

Il parco fotovoltaico
Primo progetto verso l’indipendenza è stato sicuramente il parco fotovoltaico Helios. Ma come ha fatto questo piccolo Comune, contando che ci si trova in un periodo in cui i trasferimenti da parte dello Stato sfiorano lo zero, a realizzare un progetto da 7 milioni di euro?
«Abbiamo cercato una procedura che ci lasciasse la possibilità̀ di decidere cosa fare, di farlo come Comune direttamente, coinvolgendo i privati senza lasciare loro il progetto: abbiamo scelto un bando di leasing in costruendo. Quindi sì che a bilancio ogni anno registravamo le passività delle rate, ma la vendita dell’energia prodotta ha fatto sì che il saldo fosse positivo». Con questo meccanismo nel 2013 le passività delle rate ammontavano a 650mila euro ma gli introiti erano di 1,35 milioni, lasciando nelle casse circa 700mila euro di introiti, cifra in grado di coprire tutta la spesa elettrica del Comune lasciando un ulteriore utile di circa 300mila euro. «Così la vendita dell’energia solare prodotta ha in gran parte sostituito i tagli governativi».

L’illuminazione pubblica
I Comuni spendono meno di elettricità per scuole, palazzetti, impianti sportivi e uffici messi assieme che per illuminare le strade. Così l’allora assessore all’ambiente punta tutto sulla riduzione di tale spreco. «Si è deciso di procedere all’installazione di led su tutti i lampioni della nostra rete formata da 2550 punti luce dopo averne riscattati 400 dati in concessione a una ditta privata. La spesa della sostituzione ammontava a 1,7 milioni di euro. Dove trovare i soldi? Il Comune li aveva già, anzi li stava già spendendo: erano quelli sprecati in energia a perdere». Attraverso un Contratto di messa in disponibilità (Cmd, poco usato in Italia, tanto che quello di Montechiarugolo è il primo bando di gara di questo tipo, cioè dedicato all’illuminazione, e senza consulenti esterni), il Comune ha installato nuovi led ad alte prestazioni – di fabbricazione italiana – e affidato la parte software (trasmissione radio punto-punto) a una giovane azienda di Benevento. I costi di manutenzione sono diminuiti del 95% e i costi elettrici sono passati da 330mila a 85mila euro (senza parlare della diminuzione di inquinamento luminoso).

I risultati
«Nel 2008 l’energia rappresentava solo una spesa» riprende l’ex-assessore «ma ora il saldo positivo è di circa 900mila euro all’anno. Sono circa 90 euro a cittadino, ancora per 15-20 anni. Significa che sarà possibile diminuire la pressione fiscale, ovvero mantenere gli standard di servizi attivi in un momento in cui calano le risorse di altro tipo». In Italia, secondo il rapporto del Politecnico di Milano “Stato e prospettive dell’efficienza energetica in Italia”, ci sono 10 milioni di lampioni il cui efficientamento potrebbe portare alla crescita del PIL del 2-4%. «La rete d’illuminazione pubblica è un asset strategico. Per questo è importante non cederla in concessione, come siamo stati più o meno costretti a fare in passato con le altre reti, quali acqua e gas. Meglio tenercela stretta: la cessione di fette del patrimonio pubblico è un saccheggio progressivo fatto ai danni degli enti locali, a cui bisogna opporsi».

di Maurizio Bongioanni



Redazione

Bioecogeo non è solo una rivista o un sito bensì un progetto! Creare un modello di società più consapevole, forte della condivisione e diffusione di una cultura ambientale per il benessere del singolo individuo e del pianeta in cui vive.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

due + 20 =