Sempre più vicino il Referendum No Trivelle

Sarà Referendum. Dopo la delibera del Consiglio Regionale della Sardegna, anche l’Abruzzo si è aggiunto a Basilicata, Puglia, Marche e Molise per richiedere il referendum abrogativo delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi nel sottosuolo o in mare. La possibilità di abrogare le decisioni governative sulle estrazioni petrolifere, è – dal punto di vista legale – una realtà.

Trivelle-petrolio-isole-tremitiSottoposto a giudizio il semaforo verde del governo per una serie di progetti previsti nel mare Adriatico, a pochi chilometri dalle coste: alcuni localizzati per regione, altri di più ampio respiro, come quello) che interessa circa 3 milioni di ettari di mare da Rimini fino al Salento. A niente è servito il ricorso presentato sullo Sblocca Italia alla Corte costituzionale da 9 Regioni, nonostante i diversi ricorsi sui singoli progetti presentati al TAR. Da mesi comitati No Trivelle e gruppi politici di minoranza hanno dichiarato guerra alla decisione di riaprire la stagione esplorativa petrolifera.

Ora quindi avanti tutta verso il referendum, raccontano dal quartier generale NO TRIV. Nei prossimi giorni toccherà ad altre regioni (Campania, Veneto, Liguria, Calabria ed Emilia) valutare la richiesta referendaria. Poi si passerà all’azione.
«Organizzeremo un’assemblea nazionale a Roma e costituiremo un coordinamento referendario, coinvolgendo le oltre 200 associazioni che si sono aggregate attorno a quest’iniziativa», spiega Enzo Di Salvatore, a capo del coordinamento NO TRIV. Greenpeace, Slow Food, Legambiente, pronti a fare da spalla alle regioni.

Intanto due schieramenti politici, Green Italia e Possibile, il partito fondato dall’ex PD Pippo Civati, cercano la convergenza.
«Mettimamo a disposizione dei rispettivi Consigli regionali i nostri quesiti referendari, già presentati in Cassazione, sugli stessi temi» – ha dichiarato Civati in un comunicato – «Chiedendo di voler convergere, tenuto conto della prerogativa riservata ai Consigli Regionali di poter indire un referendum senza passare per la raccolta di firme, ad aderire ufficialmente e voler andare avanti insieme, verso il comune obiettivo di fermare lo scempio sulle nostre coste e sui nostri territori»

Certo Possibile vuole sfruttare i referendum “no trivelle” come traino anche per gli altri sei quesiti proposti (legge elettorale, capilista, grandi opere, demansionamento, licenziamenti, presidi-manager), dato che i temi ambientali sono quelli che hanno riscosso il maggior successo popolare nella raccolta firme e che hanno trovato una sponda interessante nei Consigli regionali (per richiedere un referendum servono 500mila firme o la richiesta di 5 consigli regionali, ndr). «Ora serve percorrere l’ultimo miglio che ci separa dal referendum, per impostare una diversa idea di sviluppo e futuro per un Paese ancora impantanato in vecchi schemi e ricette fallimentari», spiega Annalisa Corrado, portavoce di Green Italia.

Civati intanto continua ad attraversare l’italia per chiudere con le 500mila firme da presentare in Corte Costituzionale entro il 30 settembre, con una copertura mediatica scarsa e un forte entusiasmo della base della sinistra (nonostante Sinistra Ecologia & Libertà non abbia approvato la scelta dei referendum). M5S sembra invece interessato soprattutto ai quesiti 3, 4 e 5, su temi ambientali. Alessandro Di Battista (M5S) è stato uno dei primi ad annunciare la sua decisione di firmare a sostegno del referendum, senza però che il partito prendesse una decisione ufficiale. L’obiettivo di Possibile è chiudere entro fine mese per evitare che la richiesta referendaria tardiva delle regioni faccia slittare il voto nel 2017.

Intanto è il PD a perdere consensi nel mondo ambientalista. Un’emorragia di voti che dovrebbe contenere quanto prima con il pluri-rimandato GreenAct, e magari fermando anche le trivelle, come chiede a gran voce la base green. Se vorrà trattenere il voto ecodem.



Emanuele Bompan

Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green-economy, politica internazionale. Vive tra Washington DC, Milano e le montagne. Ha vinto per tre volte l’European Journalism Center Grant, il premio Giornalista per la Terra e la Middlebury Environmental Journalism Fellowship. Ha svolto reportage in 60 paesi, sia come giornalista che come consulente.


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