Il fracking è una tecnica utilizzata per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce presenti nel sottosuolo e può essere molto redditizio per le compagnie di estrazione, tuttavia l’impatto ambientale è molto elevato, a scapito delle popolazioni locali e della biodiversità. Per questo motivo lo stato di Victoria, situato all’estremità sudorientale dell’Australia, ha deciso di vietare questa tecnica di estrazione. Non è la prima volta che dei cittadini privati, soli o organizzati in comitati civici, cercano di far guerra al mondo delle trivellazioni, riuscendo a fermarle o ad ottenerne un risarcimento, confermando, quindi, la pericolosità e il nesso con inquinamento e danni per la salute, ma questa volta la decisione è netta e coinvolge tutte le attività di estrazione dello stato.
La messa al bando del fracking è stata annunciata la mattina del 30 agosto dal premier Daniel Andrews e sarà introdotta entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di tutelare le popolazioni locali e l’agricoltura. In una nota diffusa dall’ufficio del premier si legge: “La decisione del governo è basata sulle migliori prove disponibili e riconosce che i rischi superano i benefici potenziali per Victoria” e per questo è stata determinante la forza di volotà di tutta la comunità che si è schierata appertamente contro le attività di trivellazione ed estrazione. Decisivo è stato sicuramente l’intervento del movimento australiano di protesta contro il francking “Lock the gate“, letteralmente “bloccare il cancello”, nato nello stato del New South Wales. L’organizzazione invita gli agricoltori, senza mezzi termini e possibilità di mediazione, a chiudere i cancelli dei propri terreni, impedendo alle compagnie di trivellare.












