COP25: al via la conferenza mondiale sul clima

Un nuovo rapporto denuncia che, in un mondo colpito dalla disuguaglianza climatica, oltre 20 milioni di persone all’anno sono costrette nei paesi più poveri ad abbandonare le proprie case a causa di catastrofi naturali. I cambiamenti climatici sono la prima causa al mondo di migrazioni forzate interne, incidono 3 volte di più dei conflitti.
Appello urgente ai leader che si riuniranno a Madrid e all’Italia per un immediato sostegno economico ai paesi poveri più colpiti dalla crisi climatica. Prioritario un taglio radicale delle emissioni.

Piccoli allevatori colpiti dalla siccità in Etiopia_credit Pablo Tosco_Oxfam

Piccoli allevatori colpiti dalla siccità in Etiopia_credit Pablo Tosco_Oxfam

«Le catastrofi naturali alimentate dall’impatto del cambiamento climatico sono la prima causa al mondo di migrazioni forzate all’interno di paesi spesso già poverissimi o dilaniati da conflitti. Negli ultimi 10 anni sono aumentate di 5 volte e hanno costretto oltre 20 milioni di persone ogni anno, 1 persona ogni 2 secondi, a lasciare le proprie case per trovare salvezza altrove».

È l’allarme lanciato da Oxfam, attraverso un nuovo rapporto, diffuso in occasione dell’apertura del vertice ONU sul clima in programma fino al 13 dicembre a Madrid. Un dossier che rivela come cicloni, inondazioni e incendi hanno 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche e 3 volte di più rispetto a guerre e conflitti.

Un trend drammatico che pur non risparmiando nessun Paese – come dimostrano i recenti incendi in Australia o le inondazioni che nelle ultime settimane si sono riversate sull’Italia e su diversi stati europei – paradossalmente colpisce soprattutto i Paesi più poveri, che non hanno praticamente responsabilità sul livello di emissioni globali di CO2 in atmosfera.

 

L’impatto della “disuguaglianza climatica” nei Paesi poveri
Tra i 10 Paesi più colpiti al mondo 7 sono “piccole” isole. Basti pensare che, tra il 2008 e il 2018, il 5% della popolazione di Cuba, Dominica e isole Tuvalu – oltre 3 milioni di persone – ogni anno è stato sfollato a causa di eventi climatici estremi, anche se in media questi paesi producono solo un terzo delle emissioni inquinanti rispetto ad un qualsiasi Stato ad alto reddito. È come se una volta all’anno tre quarti della popolazione di Roma fosse costretta a lasciare le proprie case, per trovare scampo da uragani, cicloni, inondazioni o siccità durissime. Siamo di fronte a una vera e propria “disuguaglianza climatica” a ogni latitudine: in paesi a basso e medio-basso reddito – come India, Nigeria e Bolivia – la popolazione ha una probabilità quattro volte maggiore di essere sfollata a causa di catastrofi climatiche rispetto alle persone che vivono in paesi ricchi come gli Stati Uniti. Circa l’80% di tutte le persone sfollate nell’ultimo decennio vive in Asia, dove oltre un terzo delle persone vive in condizioni di povertà estrema.

BioEcoGeo_Tuvalu

 

L’impatto della crisi climatica in Africa: in Mozambico, colpito da Idai, 45 milioni di persone sono alla fame

In Africa, l’emergenza climatica sta minacciando la sopravvivenza di decine milioni di persone che rischiano di morire di fame a causa di eventi climatici sempre più estremi e imprevedibili spesso aggravati dai conflitti che attraversano il continente. Come in Somalia uno dei paesi più poveri al mondo, dove solo nell’ultimo anno si contano oltre 1 milione di sfollati interni a causa della guerra civile in corso e dell’alternarsi di gravissime siccità e alluvioni;  in Mozambico dove al momento 45 milioni di persone sono alla fame, dopo il passaggio lo scorso marzo dei cicloni  Idai e Kenneth, che hanno ucciso 648 persone, causato milioni di sfollati interni e distrutto case, infrastrutture e colture, causando danni per 3 miliardi di dollari; in Zimbabwe dove  sempre Idai ha lasciato senza un tetto oltre 50 mila persone in aree povere del Paese dove case e infrastrutture non avevano la minima possibilità di reggerne l’impatto; in Etiopia e Sudan, dove le comunità pastorali sono state costrette a lasciare le loro case e terre a causa della gravissima siccità che negli ultimi anni ha decimato le colture e il bestiame e che adesso dipendono totalmente dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Un’emergenza che Oxfam sta affrontando ogni giorno al fianco di oltre 7 milioni di persone in 10 dei paesi africani più colpiti dalla crisi climatica, per garantire l’accesso al cibo e all’acqua pulita alla popolazione e aiutare le comunità più vulnerabili ad adattarsi all’impatto di eventi climatici sempre più estremi e frequenti.

I sopravvissuti di Cyclone Idai a Beira, in Mozambico, affrontano carenze di acqua e elettricità e sono a rischio di malattie dell'acqua trasportate in acque di piena contaminate. Sergio Zimba Oxfam

I sopravvissuti di Cyclone Idai a Beira, in Mozambico, affrontano carenze di acqua e elettricità e sono a rischio di malattie dell’acqua trasportate in acque di piena contaminate. Sergio Zimba Oxfam

 

Ue e Stati Uniti da soli sono responsabili di oltre la metà del costo dei danni causati dalla crisi climatica nel Sud del mondo

“I Paesi ricchi stanno alimentando una crisi climatica che colpisce prima di tutto decine di milioni di persone vulnerabili in alcune delle aree più povere del pianeta e quindi non in grado di sopportare l’impatto di catastrofi naturale sempre più frequenti, repentine e violente. Ue e Stati Uniti, secondo un recente studio promosso da oltre 100 organizzazioni tra cui Oxfam,  sono responsabili da sole del 54% del costo danni causati dalla crisi climatica nel sud del mondo  – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia – La conseguenza è che negli ultimi 10 anni i Paesi poveri hanno subito perdite economiche equivalenti al 2% del proprio reddito nazionale a causa del caos climatico, percentuale che può arrivare al 20% nei paesi più colpiti. Per invertire questa tendenza è quindi essenziale che in occasione del summit di Madrid, i Governi si impegnino sul serio per fare la differenza, intervenendo in supporto dei paesi poveri, attraverso l’istituzione di un nuovo fondo per l’adattamento al cambiamento climatico”.

 

Essenziale che Italia e Paesi ricchi si impegnino per una drastica riduzione delle emissioni
“Milioni di persone in tutto il mondo nell’ultimo anno hanno manifestato per un’azione urgente di risoluzione della crisi climatica prima che sia troppo tardi, a partire da un radicale taglio delle emissioni inquinanti in atmosfera per giungere all’azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2030. – conclude Bacciotti – Un obiettivo che anche l’Italia può centrare, come stanno chiedendo a gran voce i ragazzi dei Fridays For Future. Per questo chiediamo al Governo italiano, che sta aumentando l’attenzione sul tema in ambito nazionale, di avere un maggior profilo anche in ambito internazionale. Il vertice in corso a Madrid è cruciale: se i Governi che parteciperanno al summit non agiranno subito, più persone moriranno, più persone avranno fame e più persone saranno costrette a lasciare le proprie case per poter sopravvivere”.



Redazione

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