Una scelta preclude l’altra

di Gianpaolo Rampini, videographer – social media empowerment – international cooperation

Nell’opinione comune la protezione ambientale passa attraverso parchi, riserve e aree marine protette.
Questi spazi vengono percepiti come campane di vetro che rimangono fuori dallo sfruttamento umano. Una sorta di  presepi da contemplare per la loro bellezza ma, come dice la prima legge dell’ecologia di Barry Commoner, nel nostro sistema ecologico tutto è connesso.

Punta Fram Pantelleria-

Allora una nuova idea per la protezione dell’ambiente è creare degli spazi protetti in cui i cittadini, in maniera consapevole, sviluppino economie sostenibili per loro e per l’ambiente circostante.
Un nuovo modo di rapportarsi all’ambiente: questa sarà una delle più grandi rivoluzioni culturali della nostra epoca.
E questo è stato anche il punto di partenza con cui arrivammo a Pantelleria nell’estate del 2013.
Grazie al sostegno di WWF, che appoggiava l’iniziativa attraverso la campagna “Sicilia: il petrolio mi sta stretto”, volevamo dare inizio ad un esperimento di progettazione e gestione partecipata dei cittadini per la tutela del mare.
Fuori dall’Italia avevamo visto che esistevano già delle esperienze: in Galizia(Spagna) la riserva di Os Minarzos a Lira, un’area marina protetta gestita dai pescatori.
Poi c’era la comunità̀ dei surfers della spiaggia di Rincon a Puertorico, divenuti famosi perché dopo aver ottenuto la creazione dell’area marina a Rincon e aver dimostrato che  un bene naturale come l’onda è in grado di produrre un indotto economico, hanno dato inizio ad un nuovo modello economico chiamato nonmarket .
Ciò che però ci sembrava mancare in questi progetti era il coinvolgimento della comunità locale, oltre che del gruppo d’interesse, e in questo senso Pantelleria, in quanto isola, ci sembrò il posto perfetto per il nostro esperimento. In cosa consisteva l’esperimento? Proporre alla comunità pantesca una nuova forma di tutela che includesse loro e l’ambiente che li circondava.
La protezione dell’ambiente non doveva più risultare come una serie di vincoli e limitazioni, bensì come un’opportunità di sviluppo per la comunità locale.
Una salvaguardia in grado di produrre economia è un altro paradosso apparente?
Forse sì, ma anche in questo caso la soluzione sta nel superare il luogo comune secondo il quale l’economia di una comunità si possa sviluppare solo attraverso lo sfruttamento intensivo delle risorse del territorio. Non è così.

 

Marine Spatial Planning

In molti casi una scelta rispetto ad un territorio ne preclude altre e i diretti interessati dovrebbero esserne consapevoli. Ma spesso non è così.
Arrivati a Pantelleria, cercammo di sensibilizzare la cittadinanza circa la poca convenienza che avrebbero tratto da possibili trivellazioni che, per contro, avrebbero comportato un rischio ambientale altissimo e alcun vantaggio a livello locale.
Non è da sottovalutare infatti che la prima risorsa dell’isola è il turismo, attratto dal territorio incontaminato. Il bene paesaggistico è quindi direttamente correlato all’indotto economico, perciò proteggere il mare (anche dalle trivelle) corrisponde a proteggere l’economia locale.


In un futuro molto vicino, la preclusione tra queste due possibilità (trivelle/economia locale), verrà formalizzata da una direttiva europea, il Marine Spatial Planning (M.S.P.).
Questa normativa impone a  tutti gli stati europei confinanti col mare, la creazione, entro il 2016, di una legislazione volta a pianificare e “lottizzare” lo spazio marittimo. Anni fa, quando si iniziò a parlare di creare veri e propri lotti di mare per usi specifici, si giustificava la pratica in onore della salvaguardia di un mare sovrasfruttato: troppa pesca industriale, troppi canali di navigazione, troppo sfruttamento intensivo del sottosuolo marino e troppo turismo costiero. Il tutto senza pianificazione.
Per molto tempo, quando queste erano solo linee direttive a livello internazionale, è stato detto che era necessario creare una suddivisione per lo sfruttamento degli spazi marini, che avesse come fine ultimo, il rispetto e la salvaguardia della biodiversità e delle economie derivanti dal mare.
Oggi, pare che la ragione principale per suddividere il mare in aree con funzioni specifiche, sia soprattutto “Incoraggiare gli investimenti garantendo prevedibilità, trasparenza e norme più chiare. Ciò contribuirà a rafforzare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e delle relative reti, istituire zone marine protette e agevolare gli investimenti nel petrolio e nel gas.” (Commissione Europea).

 

Il mare non è di tutti?

Tutto questo significa che il mare non sarà più libero in futuro, a  meno che non ci si voglia prendere la responsabilità diretta di gestirlo come bene di una comunità.
A questo punto, ci chiediamo quindi se la crescita esponenziale di domande di ricerca e sfruttamento del sottosuolo marino degli ultimi anni non siano collegate proprio alle garanzie che a breve potrebbero venire offerte alle grandi compagnie che investono sul mare, proprio grazie al Marine Spatial Planning. Il M.S.P. di fatto non è uno strumento per privatizzare il mare (sempre riportando dal sito commissione europea) bensì “Consiste nel pianificare quando e dove svolgere le attività umane in mare per garantire che siano per quanto possibile efficienti e sostenibili. La pianificazione dello spazio marittimo coinvolge le parti interessate in modo trasparente nella gestione delle attività marittime.”
Sulla base di questo dubbio, quello che ci chiedemmo nel 2013, quando iniziammo a parlare di area marina protetta a Pantelleria fu: in che modo, una forma di tutela del mare potrà garantire al cittadino di continuare a vivere liberamente il proprio mare? Come potrà il cittadino entrare in un tavolo di M.S.P. e dialogare con gli altri stakeholders del mare?
Da questa considerazione nacque l’idea di provare a pensare ad un’area marina protetta che salvaguardasse la biodiversità, la fruizione libera e il mantenimento delle tradizioni isolane legate al mare.

Proteggere il mare, attraverso la salvaguardia della tradizione locale

Provare a pensare  che in futuro la gestione del mare locale possa essere in mano ai cittadini, continuando a viverlo in maniera sostenibile; questa fu l’idea che abbiamo proposto alla cittadinanza, ma ne parleremo nella prossima puntata.

Sagra delle Tradizioni-4334



Redazione

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