A Novembre sarà presentata la Carta per l’informazione ambientale. Uno strumento importante per contenere il dilagare d’informazioni parascientifiche o filo-corporative e favorire la divulgazione di informazioni positive per la salute dei cittadini e della natura.

Il giornalismo ambientale cerca la sua carta deontologica
In tempi di negazionisti del cambiamento climatico, proliferazione di teorie parascientifiche e rafforzamento del ruolo degli operatori dell’informazione corporativa (invasività pubblicitaria), il giornalismo che si occupa del vasto tema ambientale necessita maggiori salvaguardie. In particolare con la definizione d’importanti paletti deontologici. BioEcoGeo_catastrofe-ambientaleLo scopo? Garantire il diritto del cittadino a un’informazione corretta e imparziale e favorire la diffusione di pratiche di sostenibilità e tutela della salute umana, animale e della natura in generale.
Dai cambiamenti climatici agli elementi tossici contenuti in prodotti di uso comune, dai disastri ambientali al ruolo positivo della tutela della biodiversità e della sostenibilità nei processi economici, questi fenomeni rivestono un ruolo sempre più fondamentale per il benessere e lo sviluppo sociale ed economico dei cittadini, oltre che centrali per garantire la sicurezza del territorio e delle città. Il giornalismo deve avere la funzione di promuovere – per questo – una corretta informazione.
A questo scopo lo scorso 15 aprile, all’interno del Festival del giornalismo di Perugia è stata presentata la Carta dell’informazione ambientale, redatta dalla Federazione Italiana dei Media Ambientali (Fima).
«La Carta» spiega Sergio Ferraris, membro dell’ufficio di presidenza della Fima «avrà principi deontologici specifici che non si trovano in altre carte di questo tipo. La differenza e probabilmente la novità di questo documento sta fondamentalmente nella valorizzazione dell’approccio scientifico nella notizia».
Una rivalutazione dunque della fonte scientifica, basata sulla revisione dei pari, e confermata o confutata dalla comunità del mondo della ricerca internazionale.
Ma non solo. La Carta introduce altri importanti capisaldi: terzietà del giornalista, identificazione delle fonti, laicità della notizia, principio di precauzione, anti-allarmismo, comparabilità e confrontabilità dei sistemi di misurazione, limitazione delle fonti anonime.

La fonte scientifica e la fonte di parte
Nel testo della Carta si ribadisce la centralità dell’approccio scientifico, fondamentale per raccontare e spiegare situazioni spesso molto complesse e critiche, che richiedono competenze trasversali e che hanno forti implicazioni sulle condizioni di vita e sulle scelte dei cittadini. Questo presupposto è essenziale nel declinare l’informazione ambientale su un piano divulgativo, senza perdere d’autorevolezza. Frasi generiche come “secondo gli scienziati”, prive di nomi e riferimenti bibliografici o accademici non dovranno quindi trovare più spazio nelle righe dei giornali. Così come studi sedicenti pubblicati su internet, che non siano parte di pubblicazioni scientifiche basate sulla revisione tra pari, dovranno avere una chiara connotazione legata alla provenienza.
La carta si sofferma largamente sulle “fonti di parte”. Qualora nel dibattito scientifico s’inseriscano attori con interessi personali o corporativi, diversi dal pubblico interesse, l’art. 6 richiede che fonti appartenenti a specifiche aree di interesse siano riconoscibili dal lettore, pur avendo il diritto ad essere utilizzate le informazioni anche sotto la valenza sia qualitativa sia quantitativa, che le fonti di parte veicolano.
Da evitare l’approccio “scienziato fai da te”
Per la carta, infatti, è bene sempre consultare accademici universitari, cultori della materia, per migliorare la comprensione del fenomeno da parte del giornalista non addetto ai lavori, su temi che egli non padroneggia.

Stefano Caserini
Stefano Caserini, Politecnico di Milano

Centrale per il tema ambientale la questione climatica. «In tempi di cambiamenti climatici dagli effetti catastrofici e di disastri ambientali dalle proporzioni devastanti» spiega il climatologo Stefano Caserini, coinvolto nei lavori della FIMA, «la carta pone ulteriori cautele, distinguendo tra il dovere di definire un allarme ambientale, con gli effetti sanitari, economici e sociali ad esso legato, dall’allarmismo».

Per questa ragione la Carta si fonda anche sul principio di precauzione, uno dei capisaldi della legislazione europea, che cautela dall’impiego di tecnologie o processi potenzialmente dannosi per la salute in assenza di dati scientifici certi.
La nota dolente del documento? La sua limitazione alla sfera ambientale. L’interessante approccio nei confronti della fonte scientifica, l’inclusione del principio di precauzione, la chiara menzione della partecipazione corporativa nella ricerca (già elencata nella Carta di Perugia) sono elementi che potrebbero essere alla base di una più amplia carta dell’informazione scientifica divulgativa.
Il testo ufficiale sarà presentato a Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Rimini dal 3 al 6 novembre 2015, mentre la bozza del testo è già disponibile sul sito della FIMA dal 5 giugno. Una data “propiziatoria”, essendo stata la Giornata Mondiale dell’Ambiente.

di Emanuele Bompan