Giornata mondiale delle Api: i termometri della nostra biodiversità

Il 20 maggio è la giornata mondiale delle api. Dal 2018, infatti, su proposta della Repubblica di Slovenia l’ONU ha istituito quest’appuntamento internazionale per «aumentare la consapevolezza e l’importanza degli impollinatori, delle minacce che devono affrontare e del loro contributo allo sviluppo sostenibile». La data non è casuale: il 20 maggio coincide con l’anniversario della nascita di Anton Janša, apicoltore sloveno che nel XVIII secolo ha aperto la strada alle moderne tecniche di allevamento api, rappresentando uno dei precursori dell’apicoltura razionale.

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Insetti in pericolo

Così come altri animali impollinatori (pipistrelli, farfalle e colibrì), questi insetti sono costantemente minacciati dalle attività antropiche nonostante sia universalmente riconosciuto il loro ruolo vitale per il pianeta: contribuiscono direttamente alla sicurezza alimentare, sono fondamentali per la conservazione della biodiversità e fungono da sentinelle per i rischi ambientali, fornendo un feedback sulla salute degli ecosistemi locali.  In soli trent’anni, dal 1980 al 2010, la popolazione mondiale di api e vespe si è ridotta di più di un terzo (36%). Le api sono minacciate soprattutto dai prodotti chimici utilizzati in agricoltura, come pesticidi e insetticidi. In particolare il pericolo principale è rappresentato da una famiglia di insetticidi, i neonicotinoidi che riducono olfatto, memoria e senso dell’orientamento delle api. Per combattere questo pericolo nel 2013 l’Unione europea ha vietato l’uso di tre pesticidi particolarmente nocivi, ma le misure adottate sono ancora insufficienti. Altri pericoli sono l’indebolimento del loro sistema immunitario, i cambiamenti climatici, la perdita di habitat e l’aumento delle monocolture che determinano mancanza di risorse mellifere.


Le api in Lombardia

“Un calo del 20% rispetto alla media per effetto dell’andamento climatico che, dopo un inverno caldo e siccitoso, ha visto una primavera in cui non sono mancati bruschi abbassamenti di temperatura”. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti regionale sulle prime produzioni di miele in Lombardia. “A fronte di tale calo rispetto a una stagione normale – continua la Coldiretti regionale – gli apicoltori segnalano, però, in questa fase iniziale una ripresa delle produzioni rispetto all’annata nera dello scorso anno, funestata dalle bizze del tempo”.

In Lombardia sono presenti circa 160 mila alveari, custoditi da oltre 6.000 appassionati tra professionisti e hobbisti, che producono miele, propoli, cera e altri derivati. In generale, una singola ape visita in media circa 7.000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. Tre colture alimentari su quattro dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api; tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni, secondo la Fao.

“In Italia – conclude la Coldiretti – esistono più di 60 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane ci sono 1,5 milioni gli alveari curati da sessantamila apicoltori di cui circa 2/3 produce per autoconsumo”.



Redazione

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