nanushka

In una tipica sera al Nanuchka, un popolare ristorante georgiano di Tel Aviv, la musica riempie l’aria e l’alcol scorre libero. Fino a pochi anni fa, Nanuchka era un tradizionale pub che serviva cibo tradizionale come khachapuri, pane al formaggio, khinkali o gnocchi ripieni di carne.

Ma a un certo punto, Nana Shrier, la fiammeggiante proprietaria del locale, diventa una convintissima vegana, in un Paese in cui i vegani sono già tantissimi. Decide così di liberare il suo ristorante da carni e latticini. Per i vegani, infatti, tutto ciò che deriva dagli animali è off-limits. Certamente la carne, come i vegetariani, ma anche latte e latticini, uova, miele, pelli, lana e seta. E la scelta risulta essere vincente, con un successo senza precedenti. Ma questo del Nanuchka non è che solo un esempio di ciò che sta succedendo in Israele, rispetto a veri e propri movimenti pro-vegan che stanno coinvolgendo sempre più persone. Secondo Omri Paz, il leader dell’organizzazione israeliana “ Vegan Friendly”, il 5% degli israeliani è vegana e il numero è in continuo e costante aumento, così come i ristoranti vegan-friendly che, attualmente, sono circa 400, incluso il primo Domino’s pizza vegano al mondo. Omri Paz attribuisce il sorgere del movimento vegano in Israele alla visione di un video specifico, una sorta di lezione di Gary Yourofsky, in cui si paragona la crudeltà del trattamento riservato agli animali da macello all’olocausto nazista. Tale video ha avuto solo in Israele un milione di visualizzazioni.

Ma l’interesse è diventato così preminente in Israele che anche l’Esercito si è dovuto adattare: ha adottato un catering che comprende solo razioni vegan-friendly, stivali non di pelle e berretti non di lana. Sono sempre di più, infatti, i soldati che scelgono, in difesa degli animali, di abbracciare lo stile di vita vegano, e le Forze di Difesa Israeliane hanno deciso di tenerne assolutamente conto, nel rispetto di tutti.
Certo, si potrebbe obiettare la leggera contraddizione che potrebbe esistere tra la scelta, rispettabile, di non mangiare animali e quella di entrare nell’esercito e imbracciare un fucile per uccidere esseri umani. La BBC, in un’intervista al Capitano Daniella Yoeli, lo ha fatto. La risposta della soldatessa è ferma e decisa: “Come voglio difendere gli animali, allo stesso modo voglio difendere i cittadini. Ecco perché sono nell’esercito ed ecco perché combatto. Quindi non credo che sia un paradosso”, afferma tenendo stretto il suo M-16 appeso lungo la propria spalla.