Ieri, 22 settembre, l’Italia si è fermata. Non per un evento sportivo né per una festività nazionale, ma per un atto di coscienza collettiva. Da Palermo a Trieste, oltre 80 cortei hanno attraversato il Paese per dire basta al genocidio che da quasi due anni sta devastando Gaza, con la complicità silenziosa dell’Occidente.

(ANSA)
Secondo gli organizzatori, solo a Bologna erano presenti oltre 50.000 persone: studenti, lavoratori, famiglie, molti dei quali al loro primo sciopero. Alcuni hanno bloccato per alcune ore ferrovie e tangenziali. Manifestazioni imponenti anche a Roma, dove i dimostranti hanno interrotto il traffico in alcuni snodi principali e all’interno dell’ateneo La Sapienza. Porti parzialmente bloccati a Genova, Livorno, Ravenna e Palermo.
Non sono mancati momenti di tensione: a Torino alcuni manifestanti hanno bruciato la foto di Giorgia Meloni e di Benjamin Netanyahu mentre, soprattutto a Milano, la polizia è intervenuta con scudi, manganelli e lacrimogeni per disperdere alcune frange di manifestanti violenti che hanno danneggiato la stazione centrale e ferito numerosi agenti della polizia.
La stampa e la narrazione delle manifestazioni
I principali quotidiani italiani hanno messo in prima pagina scontri, feriti e fermi. Inferiori, invece, le righe dedicate alla questione politica e morale che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone che non possono più sopportare ciò che sta accadendo a Gaza e che chiedono al Governo italiano di schierarsi nettamente contro un conflitto che ha già ucciso decine di migliaia di civili, molti dei quali bambini.
Oltre ai numeri inaspettati, ciò che ha caratterizzato questo sciopero è stata la composizione inedita delle piazze: cittadini “normali”, persone che non avevano mai partecipato a un corteo, che non si erano mai esposti politicamente, e che oggi scelgono di non stare più in silenzio e di dimostrare di non voler essere complici di questo crimine aberrante.

ANSA/LUCA ZENNARO
“Quale altra lingua resta quando ogni appello, ogni manifestazione pacifica, ogni petizione cadono nel vuoto?” si chiedevano molti striscioni ieri. La domanda è rivolta soprattutto a chi resta indifferente, a chi preferisce lamentarsi del traffico piuttosto che guardare in faccia la realtà di un massacro che prosegue giorno dopo giorno.
BioEcoGeo che racconta di ambiente ma anche persone e futuro
Come rivista che racconta il legame tra persone, territorio e futuro, non possiamo ignorare la portata di questo sciopero. Se migliaia di cittadini interrompono il loro lavoro, la loro routine, il loro “quotidiano” per dire basta, significa che la coscienza collettiva è arrivata a un punto di rottura. L’Europa e l’Italia hanno una responsabilità storica: fermare il genocidio a Gaza e garantire protezione a chi porta aiuti umanitari.
Il nostro compito, come media, è dare voce a queste piazze, raccontare le cause profonde della rabbia e non ridurre la complessità a una questione di ordine pubblico. Il cambiamento nasce dall’informazione libera, dal coraggio di nominare l’ingiustizia e dal rifiuto dell’indifferenza.










