Tagliare le emissioni di metano: partire dai combustibili fossili

Aggravare la crisi climatica o contribuire a risolvere il problema?
È la domanda a cui aziende e governi devono rispondere sinceramente. Senza tagli decisi alle emissioni di metano è impossibile centrare l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi, ossia limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. E non basta l’abbandono graduale dei combustibili fossili, occorre ridurre subito le emissioni di metano eliminando venting e flaring durante l’estrazione e affrontando la questione delle fuoriuscite in fase di trasporto. A dirlo è il recente rapporto “The Imperative of Cutting Methane from Fossil Fuels, firmato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) che, partendo dai dati, esorta ad agire subito.

emissione metano

La folle corsa del metano antropico

In un periodo storico in cui la crisi climatica sta peggiorando – e ne vediamo sempre più di frequente le conseguenze – gli esperti della IEA spiegano cosa dovrebbe fare l’industria dei combustibili fossili per aiutare il mondo ad evitare una possibile catastrofe climatica. Ai ritmi attuali, il metano antropico potrebbe aumentare del 13% da qui al 2030, un’accelerazione che allarma gli scienziati, perché rappresenta una grande minaccia al mantenimento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C e potrebbe innescare punti di non ritorno.

Il metano è un gas dal potente effetto climalterante, responsabile di circa il 30% dell’aumento delle temperature globali a partire dalla Rivoluzione Industriale, oltre a essere il secondo più grande contributore al riscaldamento globale dopo la CO.
Rispetto a quest’ultima, il metano in atmosfera ha una durata molto più breve – circa 12 anni rispetto ai molti secoli della CO – ma è il più potente gas serra. Le emissioni di metano hanno un’origine naturale e antropogenica: quelle causate dalle attività dell’uomo rappresentano il 60% e sono legate all’agricoltura, al settore dell’energia (carbone, gas e petrolio) e a quello dei rifiuti (discariche).

Emissioni antropiche di metano

Il comparto agricolo, incluso quello zootecnico, emette metano a causa della fermentazione enterica (ovvero della digestione degli alimenti da parte degli animali di allevamento) e della gestione dei reflui zootecnici, che rappresentano il 65% delle emissioni di metano provenienti dalle attività agricole, cui si aggiungono la coltivazione del riso, la produzione di fertilizzanti sintetici e la degradazione dei residui colturali. C’è però da dire che quello agro-zootecnico è l’unico settore produttivo umano in grado di porsi come valido aiuto nella soluzione alla crisi climatica.

emissioni metano zootecniaIl settore energetico è il secondo per emissioni di metano ma, secondo i dati IEA, è quello in cui risiedono le maggiori opportunità per limitare il riscaldamento globale nel breve termine. Come? Intervenendo subito, in modo efficiente e con bassi costi, anche perché le tecnologie già ci sono. In concreto bisogna evitare di rilasciare metano in atmosfera (venting) o di bruciare quello in eccesso (flaring) durante l’estrazione di combustibili fossili, e applicare protocolli più stringenti per il monitoraggio e la riparazione delle perdite durante il trasporto, tutti accorgimenti che potrebbero evitare “fino a 0,1°C di aumento della temperatura globale entro la metà del secolo.
Può sembrare poco, ma stiamo parlando di un impatto maggiore di quello sulle emissioni derivante dall’immediata rimozione dalle strade di tutte le auto e i camion del mondo”, specifica la IEA.

Infine, il terzo settore per emissioni di metano è la gestione delle discariche che emettono questo gas quando i rifiuti organici – come scarti alimentari, legno e cartone – si decompongono in assenza di ossigeno. Il problema è che con la crescita della popolazione urbana le emissioni provenienti dalle discariche non gestite in modo responsabile sono destinate ad aumentare in modo incontrollato.

Tagliare le emissioni di metano

Se da un lato sappiamo che il settore energetico non è l’unica fonte di metano, dall’altro al momento potrebbe contribuire per metà dei tagli richiesti e in modo immediato. Le tecnologie per ridurre le emissioni di metano in modo efficace in fase di produzione e uso delle fonti fossili sono già disponibili, testate ed economicamente sostenibili. Gli investimenti dell’industria fossile globale necessari per abbattere questo gas sarebbero nell’ordine di circa 75 miliardi di dollari, meno del 2% delle entrate dell’industria dell’oil&gas nel 2022 ed eviterebbero un riscaldamento di circa 0,1°C da qui al 2050, stando ai dati del report.

Le prime azioni da parte dei governi e dell’industria per ridurre le emissioni di metano devono andare di pari passo con la riduzione della domanda di combustibili fossili e delle emissioni di CO₂. “Le aziende devono fare ordine in casa loro e ridurre le emissioni del 60% entro il 2030, e la strategia di ogni singola azienda per la transizione energetica può e deve includere un piano di riduzione delle emissioni”, si legge nel rapporto.