Uranio impoverito, sentenza rivoluzionaria del Tar contro il Ministero

Il nesso causa effetto tra l’esposizione all’uranio impoverito in teatri di guerra e le malattie dei militari è talmente evidente che negarlo, da parte del Ministero della Difesa e dalle alte sfere dello Stato, è un danno. Perché il mancato riconoscimento causa nuovi procedimenti giudiziari, fa maturare interessi sulle somme dovute e non chiude vicende che dovrebbero essere pacatamente risolte.
Lo scrive, nero su bianco il Tar Toscana che, accettando il ricorso di un sottoufficiale difeso dall’avvocato Angelo Tartaglia dell’Osservatorio militare, ha rinviato la documentazione al Ministero della Difesa e alla Corte dei Conti.

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La causa in questione riguarda un militare napoletano, G.F. in missione in Iraq, Somalia, Bosnia ed Albania. Quando era a Tallin fu ricoverato d’urgenza in ospedale e gli fu riscontrata l’infermità a causa di una pregressa poliadenopatia inguinale, quindi costretto al rimpatrio e al congedo. Ma il ministero della Difesa, attraverso il comitato di verifica per le cause di servizio, non ha mai riconosciuto la sua malattia come dipendente dalle scorie di uranio impoverito con le quali il sottufficiale dei carabinieri, in servizio presso il Reggimento paracadusti Tuscania, era stato a contatto.

Il militare è stato così costretto a lasciare la divisa e tornare a casa per cercare di dominare una malattia invalidante. Insomma: lo Stato subisce dei danni economici dai mancati riconoscimenti per i malati di uranio. La situazione è talmente evidente che qualcuno dovrà rispondere dei danni economici subiti. Il tutto mentre i lavori della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito alla Camera proseguono velocemente.

«È – commenta Domenico Leggiero, dell’Osservatorio militare – una sentenza importantissima, perché coinvolge la Corte dei Conti che dovrà valutare il grave comportamento di Difesa e Comitato». Leggiero ricorda in proposito che «abbiamo già circa 40 sentenze vinte che hanno portato a spese per lo Stato di circa 150-250mila euro a persona. Se si pensa che, secondo i nostri dati, i militari malati sono 3.765 (330 i morti) ed un migliaio di loro hanno già seguiti la via giudiziaria, si può capire il danno che ne deriverà per lo Stato».



Stefania Divertito

Stefania Divertito, è giornalista d’inchiesta, specializzata in tematiche ambientali. Numerose le sue inchieste anche su argomenti delicati. Per citarne alcune: Uranio, il nemico invisibile; Amianto, storia di un serial killer; Toghe verdi, storie di avvocati e battaglie civili. Il suo ultimo lavoro è anche la sua sfida: un romanzo thriller con sullo sfondo il tema dello smaltimento illegale di amianto. Ha vinto il Premio Pasolini nel 2013 ed è stata cronista dell’anno nel 2004.


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