L’Ilva di Taranto e il decimo decreto legge

Il 31 maggio scorso il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e del Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha approvato il decimo decreto legge orientato al procedimento di vendita o affitto del Gruppo Ilva.

STABILIMENTO SIDERURGICO ILVA A TARANTO --- 14/01/2014 - QUOTIDIANA - SOLE24ORE - 43 (terni)

Con questo procedimento si prolunga così fino al 30 giugno la scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti per la cessione. Per il Governo, il dispositivo offrirebbe nuove norme tecniche “al fine di assicurare la necessaria centralità alla valutazione del Piano Ambientale collegato alle offerte degli interessati”.

“In realtà – spiega Antonia Battaglia su Micromega – il decreto prevede che, al momento del deposito delle offerte da parte degli interessati, le proposte di modifica del piano ambientale avanzate dagli stessi possano non solo essere prese in considerazione ma addirittura vagliate preliminarmente ad ogni altra componente dell’offerta”.

In altri termini, il disposto,  nato per mettere al centro i temi dell’ambiente e della salute nell’area intorno all’indotto, altro non è che un modo per disporre di regole ambientali ad personam e quindi  non avere nessuna costrizione dall’alto. Nel decreto legge in oggetto, inoltre,  oltre ad essere stata inserita questa forma di contrattazione del tutto fuorilegge rispetto alle norme nazionali ed europee, è stata introdotta la figura poco chiara del perito “indipendente”, ovvero, un soggetto che verificherebbe la coerenza  delle offerte economiche.  Tradotto, proprio come un boomerang, la salute dei tarantini ritornerà nella mani dei grandi gruppi industriali.

Altra questione: entro quando e quanto costerà il risanamento dell’Ilva? Il  Gruppo Arcelor – Mittal ha dichiarato pochi giorni fa che ci vorranno almeno tre anni per riportare l’indotto al punto di pareggio economico. L’operazione, che coinvolgerebbe il Gruppo Mercegaglia e la Cassa Depositi e Prestiti, ha allertato subito Peacelink la quale ha organizzato una campagna di boicottaggio contro la CdP. Per l’organizzazione  “lo statuto della CdP non consentirebbe un’operazione di questo genere, dato che il denaro gestito da Cdp proviene dai risparmiatori postali e dovrebbe rispondere ai criteri sociali che escludono l’investimento in aziende in perdita, come appunto l’Ilva”.

Come si può evincere, quindi, la vicenda è molto complicata e di difficile soluzione. Per ora, nulla fa presagire che tutto si risolva nel migliore dei modi, sia per l’ambiente che per i tarantini.



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


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