Dopo quasi 2 anni durante i quali Israele ha fatto di Gaza un cumulo di macerie e dopo quasi 66.000 palestinesi uccisi (secondo stime al ribasso), l’Europa trova un compromesso con l’approvazione da parte del Parlamento europeo della risoluzione sulla crisi umanitaria a Gaza.
Dopo trattative serrate, il testo intitolato “Gaza al limite: l’azione dell’Ue per combattere la carestia, l’urgente necessità di liberare gli ostaggi e procedere verso una soluzione a due Stati” è stato approvato con 305 voti favorevoli, 151 contrari e 122 astensioni.

Il compromesso, raggiunto nelle ultime ore prima del voto, è frutto di un delicato equilibrio tra le diverse famiglie politiche europee. Gli emendamenti più controversi sono stati ritirati, in particolare quelli proposti dal Partito popolare europeo (Ppe), che ha insistito per non inserire la parola “genocidio” nel testo. Se le forze progressiste e di sinistra ritenevano questo termine necessario per definire correttamente quanto sta accadendo a Gaza, il Ppe lo ha giudicato “inappropriato e inutilmente divisivo”.
Secondo Valerie Hayer, presidente del gruppo Renew Europe, «grazie ai nostri sforzi il Parlamento è la prima istituzione dell’Ue a parlare con una sola voce: un segnale forte da parte di questa assemblea agli Stati membri. Renew ha lavorato instancabilmente per raggiungere questo storico compromesso, mettendo al primo posto la responsabilità condivisa e il sostegno alla risoluzione».
Apertura dei valichi e aiuti umanitari immediati
Il testo approvato condanna il blocco degli aiuti umanitari da parte di Israele, ritenuto causa diretta della carestia che colpisce il nord di Gaza, e chiede con urgenza l’apertura di tutti i valichi di frontiera per garantire accesso a cibo, acqua, medicinali e ripari. Viene inoltre chiesto il ripristino del mandato e dei fondi dell’UNRWA, con controlli più stringenti, e il ripristino delle infrastrutture vitali distrutte dai bombardamenti.

Cessate il fuoco e liberazione degli ostaggi
La risoluzione invoca un cessate il fuoco immediato e permanente e la liberazione incondizionata di tutti gli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza. Allo stesso tempo, condanna con fermezza i crimini di Hamas, ribadendo che il diritto di Israele all’autodifesa deve essere esercitato nel rispetto del diritto internazionale e senza attacchi indiscriminati contro i civili.
Sospensione di alcuni degli accordi commerciali e indagini sui crimini di guerra
I deputati appoggiano la decisione della Commissione europea di sospendere parzialmente l’accordo commerciale UE-Israele e chiedono inchieste complete e indipendenti su tutte le violazioni del diritto internazionale, affinché i responsabili siano chiamati a risponderne davanti alla giustizia internazionale.
Sono previste sanzioni contro i coloni e i ministri israeliani più radicali, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, accusati di fomentare violenze in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
Una prospettiva politica: la soluzione dei due Stati
Infine, il Parlamento europeo ribadisce la necessità di una soluzione politica basata su due Stati come unico percorso per garantire pace, sicurezza per Israele e stabilità per la regione. Viene richiesto il ritorno di un’Autorità Palestinese riformata come unico organo di governo a Gaza e invitati gli Stati membri dell’UE a valutare il riconoscimento formale dello Stato di Palestina, passo ritenuto essenziale per riaprire la strada al dialogo politico.
ONG e attivisti per i diritti umani hanno accolto con favore la risoluzione, ma hanno sottolineato che «senza un riconoscimento esplicito del genocidio in corso e senza misure vincolanti per fermare le forniture di armi a Israele, il testo rischia di restare un mero esercizio retorico».










