Le Regioni contro le trivelle

A scendere contro le trivelle nel Mar Adriatico non sono più solo gli ambientalisti. Il fronte anti trivelle si allarga infatti anche al mondo della politica, specie quello locale. Infatti, al rientro delle festività estive, si è decisamente allargato il fronte contro le norme contenute nello Sblocca Italia, che favoriscono le attività di estrazione degli idrocarburi sul territorio nazionale, sostanzialmente accentrando alcune delle responsabilità presso il Ministero dello Sviluppo economico.
Ad aprire le danze ci ha pensato la Giunta Regionale della Puglia che, lo scorso 8 gennaio, ha deciso di impugnare  dinanzi alla Corte Costituzionale il decreto Sblocca-Italia.
BioEcoGeo_trivelle“Continuiamo – ha detto il presidente  della Regione, Nichi Vendola – a mettere in campo tutte le iniziative politiche e tecnico-giuridiche necessarie per assicurare  che i territori abbiano voce quando si decide del destino delle loro risorse naturalistiche e bellezze paesaggistiche. L’impugnazione è stata decisa ritenendo che si possano assicurare tempi certi e rapidi alle decisioni strategiche, senza estromettere i territori e senza contraddire i principi di partecipazione e leale cooperazione che costituiscono i cardini di un sistema decisionale democratico”.

Pochi giorni dopo ha optato per il ricorso anche la Regione Marche, non a caso un’altra regione che si affaccia sull’Adriatico, l’area che fa più gola ai petrolieri di mezzo mondo.  “Lo avevamo annunciato e abbiamo mantenuto l’impegno – ha sottolineato il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca – La parte dello Sblocca Italia relativa alle misure per l’approvvigionamento del gas naturale contrasta con il titolo V della Costituzione. Di nuovo, dunque, un tentativo di ricentralizzare competenze delle Regioni, in un settore, per di più, di particolare importanza e delicatezza per le comunità locali. Per quel che riguarda l’Adriatico stiamo parlando di un mare semichiuso e con un lento ricambio delle acque; un’area dall’ecosistema molto sensibile e che sta puntando con grande determinazione, rafforzata dalla nascita della Macroregione adriatico ionica, sulla crescita turistica legata all’ambiente e al paesaggio. Impensabile che su tematiche come la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia il parere e l’intesa delle Regioni, previsti dalla nostra Costituzione, non vengano tenuti nella debita considerazione”.

Un’analoga decisione era stata presa nelle scorse settimane anche dalla Regione Campania, mentre la Sardegna per il momento non ha optato per il ricorso alla Corte Costituzionale. L’unica giunta che sembra decisamente schierata per il sì alle estrazioni petrolifere è quella Crocetta, in Sicilia, dove sono stati anche siglati appositi documenti d’intesa con Assomineraria (associazione di riferimento del mondo petrolifero). I ricorsi alla Consulta delle altre Regioni, invece, si baseranno, fondamentalmente, sulla lesione della lesione delle competenze legislative regionali previste dall’articolo 117 della Costituzione in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia. Con gli articoli 37 e 38 dello Sblocca Italia, infatti, si attribuisce tra l’altro al Ministero dello Sviluppo economico il compito di predisporre un piano delle aree in cui sono consentite le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale senza prevedere la necessaria acquisizione dell’intesa con la Regione interessata. È inoltre previsto che venga richiesta alla Regione la necessaria intesa al rilascio del titolo concessorio unico per le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, ma solo se tali attività si svolgono sulla terraferma e non anche in mare.

Fonte: Tekneco.it  




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