L’ultimo pezzo di mondo inesplorato

A piedi per un mese attraverso un ecosistema tropicale misterioso e sconosciuto, alla scoperta delle remote foreste e della loro biodiversità nell’Africa sconosciuta

BioECoGeo_Gabon

Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo

Da bambino sono sempre stato affascinato dai luoghi inesplorati. Mi sembrava incredibile che, alla soglia del XXI secolo, ci fossero ancora posti sul nostro pianeta mai visitati dall’uomo perché troppo lontani, troppo difficili, troppo estremi o semplicemente ignorati.
Quello che ritenevo già impossibile negli anni 70-80, mi è parso ancor più assurdo dopo trent’anni di progresso tecnologico e di imprese ai limiti del possibile. Eppure, quando durante uno dei miei recenti viaggi in Africa, mi sono imbattuto nello spartano, ma confortevole, campo-base della piccola Fondazione Italo-Gabonese per l’Ecoturismo (FIGET) mi sono dovuto ricredere. È stato lì che ho conosciuto l’ultimo avamposto umano prima d’immergersi in quell’“abisso verde”, come lo aveva definito il biologo Mike Fay della National Geographic (probabilmente l’unico Occidentale ad averlo attraversato sinora), che è la foresta del Parco Nazionale dell’Ivindo, in Gabon.

di Roberto Cazzolla Gatti, Ph.D., Biologo ambientale ed evolutivo

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