Con sede principale a Vimercate, Presezzi Extrusion Group è oggi una delle realtà più strutturate nel settore degli impianti per l’estrusione dei metalli non ferrosi. Negli ultimi anni il Gruppo ha scelto di integrare innovazione e sostenibilità in modo sistematico, trasformandole in una strategia ESG solida e misurabile.
Dalle tecnologie a basso impatto come il forno magnetico Z.P.E. – Zero Pollution Energy alle certificazioni EPD di prodotto, dal calcolo delle emissioni Scope 3 alle attività sociali sul territorio, Presezzi rappresenta un caso interessante nella provincia di Monza e Brianza, area in cui l’azienda è radicata da oltre trent’anni e che oggi si conferma un laboratorio avanzato di manifattura sostenibile.
Per approfondire questo percorso abbiamo intervistato Federica Milani, Responsabile ESG del Gruppo, che dal 2021 coordina l’evoluzione della strategia aziendale e la rendicontazione volontaria prima e integrata poi.
Il percorso ESG
Il percorso ufficiale inizia nel 2021, quando l’azienda pubblica il suo primo Report di Sostenibilità volontario. Un passaggio che non nasce dal nulla, come racconta Federica Milani: «Abbiamo iniziato a rendicontare formalmente ciò che veniva già attuato in azienda, soprattutto sotto i profili ambientali e sociali, in maniera molto naturale. Dopo questo primo step la Direzione ha deciso di rivolgere particolare attenzione a progetti in linea con le direttive europee in tema ESG: dal rafforzamento dell’impegno nel sociale sul territorio di Monza e Brianza, all’aumento degli investimenti in Ricerca e Sviluppo per l’efficientamento energetico dei macchinari che hanno portato anche all’ottenimento delle certificazioni ambientali EPD».

Grazie al suo basso consumo energetico equivalente a 165 kWh/t*, il forno Z.P.E. può permettere un risparmio energetico rispetto alle altre migliori soluzioni di riscaldamento ad induzione disponibili sul mercato.
Environment: dallo Scope 3 all’economia circolare
Il 2024 segna un passaggio importante nella rendicontazione dei dati ambientali: per la prima volta l’azienda calcola e pubblica le emissioni Scope 3. «Abbiamo iniziato rendicontando le categorie più rilevanti: merci e servizi acquistati, logistica, viaggi e pendolarismo» spiega Milani. «Questo primo test ci sta già aiutando a ragionare su come ottimizzare gli spostamenti interni e logistici».
Sul fronte rifiuti, il dato è già molto alto: quasi il 95% è avviato a recupero. Nonostante questo, l’azienda non considera il traguardo raggiunto. «Non producendo sfridi interni, la sfida è maggiore. Stiamo lavorando su ciò che è nelle nostre mani, come il riutilizzo dei bancali in ingresso, che da due anni vengono classificati, conservati e riutilizzati quando possibile» commenta Milani, sottolineando che ogni passaggio è tracciato internamente.
PEnjoy: il lato sociale della sostenibilità
Se l’ambiente è una leva tecnica, il sociale è la parte più identitaria del percorso ESG di Presezzi. «La dimensione sociale rappresenta il nostro fiore all’occhiello», chiarisce Milani. Ed è da questa premessa che nasce PEnjoy, un contenitore che raccoglie politiche di welfare, iniziative divulgative, momenti di ascolto e attività per rafforzare la coesione interna.
Il radicamento territoriale resta una delle caratteristiche più riconoscibili del gruppo. Negli ultimi anni Presezzi ha destinato i propri sforzi verso realtà del settore sanitario pubblico, oltre che all’assistenza ai soggetti più fragili andando a supportare realtà come organizzazioni no profit e più bisognose di sostegno da parte del settore privato: tra le iniziative recenti rientrano la raccolta natalizia per Caritas, il volontariato con Opera San Francesco a Milano e la donazione della panchina rossa al Comune di Vimercate in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
«Abbiamo anche progetti con altre rinomate realtà del Terzo Settore che speriamo possano vedere la luce nel 2026», anticipa Milani.

Governance: audit, vendor list e un Comitato ESG attivo
L’evoluzione in chiave sostenibile passa anche dalla governance, soprattutto quando la filiera conta più di mille fornitori. La selezione oggi avviene tramite una “vendor list” aggiornata con audit specifici che valutano qualità, affidabilità e parametri ESG. «È uno sforzo che portiamo avanti da anni» spiega Milani, «perché vogliamo verificare in modo puntuale il livello di trasparenza e performance dei nostri fornitori».
Il coordinamento generale passa dal Comitato ESG, operativo dal 2023. «Il Comitato, che coordino io con la consulenza di una società benefit che ci sta accompagnando lungo il percorso, è composto dalle prime linee aziendali e dai responsabili dei reparti strategici, e tutte le decisioni vengono portate al Board tramite l’Amministratore Delegato, Bruno Presezzi, che partecipa attivamente ai lavori» racconta Milani.
CSRD e futuro: tempo guadagnato, ma da non sprecare
Il rinvio europeo dell’applicazione della CSRD al 2027 apre un margine temporale che molte aziende aspettavano. Presezzi, però, non intende usarlo come pretesto per rallentare. «Lo stop the clock ci dà respiro, ma non ci permette di abbassare la guardia» afferma Milani. «Il tempo aggiuntivo lo useremo per far permeare ancora di più la cultura della sostenibilità e migliorare soprattutto la rendicontazione Scope 3, che è l’area con più margini di crescita».
Sul futuro, la visione è chiara: innovazione tecnica da un lato, trasformazione del servizio dall’altro. «Vogliamo proseguire nel percorso di ricerca e sviluppo e puntare alla servitizzazione. L’obiettivo è integrare software, sistemi digitali e strumenti di AI per offrire ai clienti un servizio più completo e competitivo» conclude Milani.
Un approccio che lascia intendere come la sostenibilità, per Presezzi, non sia un esercizio di stile ma un processo integrato con la strategia industriale e con il territorio in cui opera.











