8 luglio – Giornata internazionale del Mediterraneo
Mari sempre più caldi, ecosistemi fragili, morie di massa: la crisi climatica colpisce con forza crescente il Mare Nostrum. In occasione della Giornata internazionale del Mediterraneo, il WWF Italia lancia un nuovo allarme, rilanciando un approfondimento firmato da Roberto Danovaro, biologo marino e presidente della Comunità scientifica dell’associazione, pubblicato sul magazine Panda.
Il Mediterraneo si sta riscaldando a un ritmo superiore rispetto a qualsiasi altro mare del pianeta, trasformandosi in un “laboratorio naturale” in cui si osservano in tempo reale le conseguenze dell’emergenza climatica. Ma ciò che accade qui, avvertono gli scienziati, è solo l’anticamera di fenomeni che potrebbero colpire l’intero sistema oceanico globale.
Mari malati: acidificazione e surriscaldamento
Oltre ad assorbire circa il 90% del calore atmosferico e oltre il 40% della CO₂ presente nell’aria, gli oceani forniscono cibo, ossigeno e regolazione climatica. Tuttavia, queste funzioni sono minacciate da alterazioni profonde e rapide: acidificazione, surriscaldamento, perdita di biodiversità.
Nel Mediterraneo il pH è sceso di quasi 0,2 unità in un secolo, con un tasso tre volte superiore a quello degli oceani. Le specie marine calcificanti, come coralli, ricci di mare, gorgonie, spugne e bivalvi, risultano particolarmente vulnerabili. La diminuzione del pH ne ostacola la crescita, la riproduzione e la capacità di resistere agli stress ambientali.

Ondate di calore e desertificazione sottomarina
Le ondate di calore marine, sempre più frequenti e intense, stanno cambiando radicalmente i paesaggi sottomarini. Nelle estati più calde, come quella del 2024 e la prima parte del 2025, le temperature del mare superano i 30°C anche a 30 metri di profondità, provocando morie massive di organismi sessili, come corallo rosso, gorgonie, spugne e alghe.
Dal Mar Ligure alla Corsica, dalla Costa Azzurra alla Riviera del Conero, si moltiplicano gli episodi di desertificazione marina, con conseguenze gravi anche per la pesca e la sopravvivenza delle specie giovanili.
Specie aliene e carestia alimentare
Le alte temperature favoriscono l’ingresso e la diffusione di specie aliene tropicali provenienti dal Canale di Suez, più adatte a condizioni calde e spesso invasive. Contemporaneamente, le specie native del Nord Mediterraneo, abituate ad acque più fredde, si ritrovano in forte difficoltà.
A questo si aggiunge un altro fenomeno preoccupante: la diminuzione della disponibilità di cibo per molte specie marine. Le ondate di calore danneggiano la produzione di fitoplancton e macroalghe, compromettendo catene alimentari già in crisi. Nell’estate 2024 sono state danneggiate vaste praterie di Posidonia oceanica e foreste di alghe brune, habitat essenziali per numerosi organismi marini. Molti di questi ecosistemi non si sono ancora ripresi nel 2025.

Più biodiversità per mitigare il cambiamento climatico
Come sottolinea Danovaro, proteggere la biodiversità è oggi uno degli strumenti più efficaci per contrastare la crisi climatica. Un ecosistema ricco di specie è anche più resiliente e in grado di assorbire meglio gli shock ambientali.
Dove la resilienza naturale non basta, sarà necessario ricorrere al restauro ecologico, una “terapia intensiva” prevista anche dalla nuova Nature Restoration Law europea, per ripristinare habitat danneggiati o distrutti.
Il progetto LIFE ADAPTS per la fauna marina mediterranea
A sostegno della biodiversità, il WWF è partner di LIFE ADAPTS (climate change ADAptations to Protect Turtles and monk Seals), un progetto europeo coordinato dall’Università di Pisa. Attivo in Italia, Grecia e Cipro, il progetto si concentra su tre specie simbolo del Mediterraneo:
- la tartaruga verde (Chelonia mydas)
- la tartaruga caretta (Caretta caretta)
- la foca monaca (Monachus monachus)
Obiettivo: individuare aree chiave per la loro sopravvivenza e sviluppare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici per salvaguardarne la riproduzione e gli habitat costieri.
Il Mediterraneo, da sempre crocevia di civiltà, è oggi anche termometro e sentinella del cambiamento climatico globale. Difendere la sua biodiversità non è solo un dovere ambientale: è una strategia concreta per guadagnare tempo e capacità di adattamento nel pieno di una crisi sistemica.
Agire adesso è l’unica scelta possibile.











