Gestione dei rifiuti elettronici, Europa e Africa gemellate nel progetto Ewit

Al via la seconda fase del Progetto Ewit (e-waste implementation toolkit), coordinato da ReMedia, Consorzio nazionale per la gestione eco-sostenibile dei RAEE, dei rifiuti da pile e accumulatori esausti, finanziato dal programma Horizon 2020 dell’UE e che vede coinvolte quattro aree metropolitane africane e quattro europee.

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Il problema della gestione dei rifiuti elettronici in Africa è molto sentito: sono milioni di tonnellate i rifiuti non gestiti correttamente. L’aumento degli ultimi anni è indubbiamente dovuto al cambiamento negli stili di vita delle persone, ma anche ad un export spesso illegale che porta i nostri rifiuti elettronici nelle discariche di paesi come Ghana e molti altri.

Il progetto ha attraversato già diverse fasi: dalla mappatura dei dati a disposizione e della capacità delle aree africane coinvolte nella gestione dei rifiuti tecnologici alla raccolta e analisi dei casi di eccellenza, dei processi e degli strumenti in grado di generare valore, fino alla realizzazione del portale informativo a guida e supporto dell’implementazione di un sistema efficace e sostenibile di riciclo. Ora si è entrati nella fase calda dell’avvio vero e proprio di dieci sistemi di gestione di rifiuti elettronici che possano andare avanti in maniera autonoma, previo un periodo di monitoraggio.

Le previsioni. Secondo le previsioni, entro il 2020 la quantità di rifiuti tecnologici generati in Africa raggiungerà 4 milioni di tonnellate all’anno, contro i 2 milioni di tonnellate attuali (2kg/abitante). Di queste, solo 200mila vengono gestite correttamente da un punto di vista ambientale, della salute e del recupero di materie prime. Il progetto coordinato da ReMedia migliorerà questo dato almeno del 30%. Considerando il ritmo di crescita dell’e-waste nel continente africano, il progetto consentirà, in prospettiva, di portare la quantità di rifiuti tecnologici da avviare a un corretto riciclo a 1 milione di tonnellate, con un potenziale economico di almeno 300 milioni di euro. Ad esempio, la disponibilità di oltre 30.000 tonnellate di RAEE all’anno può portare a un recupero di 25.000 tonnellate di materie prime seconde da reinserire nel ciclo produttivo.

E il valore dei materiali che si riuscirebbero a recuperare attraverso una corretta gestione crescerà in maniera esponenziale rispetto al passato, considerato il sistema esistente prima dell’implementazione di Ewit e, cioè, fondamentalmente e a parte rari casi, le discariche uniche. Ad Abidjan, ad esempio, i rifiuti domestici e professionali sono raccolti e trasportati da diversi fornitori alla discarica comunale, dove lavoratori informali recuperano materiali di valore per venderli nei mercati locali, mentre a Choma i rifiuti sono raccolti tutti insieme e buttati nelle discariche informali. I rifiuti tecnologici più comuni come frigoriferi, congelatori, microonde, telefoni cellulari, finiscono quindi in discarica. Tra le quattro città africane solo Johannesburg vanta un discreto numero di infrastrutture per la gestione dei Raee.

Tra le finalità del progetto anche quello di contrastare e prevenire l’export illegale di rifiuti dall’Europa al continente africano, riconvertendo i flussi provenienti dall’Europa in business legali. Secondo recenti studi il 3-5% dei rifiuti tecnologici generati nel continente europeo, infatti, viene esportato illegalmente nel continente africano. Si tratta di 300.000 tonnellate che, quando ricondotte all’interno di un sistema di gestione legale,sostenibile da un punto di vista ambientale ed economico, potrebbero generare almeno 1.500 nuove opportunità lavorative.

 



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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