Antibiotici e ormoni nelle carni italiane? Sfatiamo qualche mito

Lo abbiamo sentito ripetere molto spesso: la carne che arriva sulle nostre tavole è “piena di ormoni e di antibiotici”. Ma è esattamente così? In realtà no, per un semplice motivo: l’uso di antibiotici negli allevamenti non è così libero come si pensi, e deve seguire regole ben precise. Quello di ormoni della crescita, invece, in Europa è assolutamente vietato, già dal lontano 1981.

dairy cattle

Ci sono due categorie di sostanze che si possono trovare nella carne messa in commercio e che possono avere effetti negativi sulla nostra salute. Una è quella dei contaminanti ambientali, che si trovano nella carne ma provengono dall’ambiente esterno. Se ci sono, per esempio, fonti di inquinamento come fabbriche, autostrade o zone di combustione vicine a un allevamento, gli animali possono mangiare alimenti o bere acqua contaminati da diossine. Queste sostanze passano inalterate nella carne, nel latte o nelle uova dell’animale.

L’altra categoria è quella delle sostanze somministrate volontariamente agli animali. Possono essere illecite, come gli ormoni e gli anabolizzanti, o lecite, come antibiotici o altri farmaci usati per curare gli animali stessi. Queste sostanze sono permesse, a patto che non se ne faccia abuso e che si seguano regole ben precise.

Gli antibiotici negli allevamenti non vengono mai dati preventivamente, ma possono essere somministrati agli animali solo in caso di malattia e quindi di terapie curative. Devono essere utilizzati prodotti a ridotto spettro e solo per il tempo necessario per ottenere la risposta clinica desiderata, nel rispetto del benessere degli animali e delle buone pratiche zootecniche. Per essere somministrati, inoltre, è necessaria la prescrizione da parte di un veterinario. Che, a differenza di quanto avviene in diversi altri Paesi, non può vendere i farmaci che prescrive.

Le autorizzazioni, che vengono date esclusivamente dalle Autorità sanitarie, sono concesse solo a sostanze di cui è dimostrata l’efficacia, la sicurezza di uso per gli animali e di cui si sa con precisione in quanto tempo vengono smaltite dall’organismo animale. Prima che gli animali possano essere macellati, i farmaci eventualmente utilizzati devono essere stati completamente smaltiti, o i residui eventualmente presenti devono essere a concentrazioni tali da essere completamente innocue per la salute umana.

Esistono piani di campionamento annuali delle carni per verificare l’assenza di residui pericolosi. I risultati di questi controlli dimostrano che i campioni di carne irregolari sono nettamente inferiori all’1%. Sul piano pratico, quindi, le carni italiane non contengono residui di antibiotici e chi afferma che mangiando carne assumiamo anche un tot di grammi di antibiotici all’anno è da considerarsi falsa.

Oggi si discute sempre più spesso di antibiotico-resistenza, ossia la comparsa di batteri che hanno sviluppato resistenza ad alcuni antibiotici: un tema molto serio e importante, in cui tutti i soggetti coinvolti devono fare la propria parte. L’approccio a questa tematica deve infatti riguardare la zootecnia, ma soprattutto l’uso non idoneo di antibiotici in medicina umana, dall’uso domestico a quello che si fa negli ospedali.

Per quanto riguarda invece ormoni e altre sostanze anabolizzanti, come accennato sopra è necessario ricordare che il loro utilizzo negli allevamenti italiani è assolutamente vietato. Non solo nel Belpaese, ma in tutta l’Unione europea la tolleranza verso l’uso di ormoni della crescita è da oltre vent’anni pari a zero. Queste sostanze sono permesse in Paesi come Usa e Canada, ma bisogna considerare un altro dettaglio importante: le carni così trattate, in Europa, dal 1988 non possono essere né importate, né commercializzate.



Redazione

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