Cambiamenti climatici e salute: l’Italia paga il prezzo più alto dell’inazione

Il nuovo report 2025 della Lancet Commission su cambiamenti climatici e salute lancia un allarme inequivocabile: la crisi climatica sta già compromettendo la salute della popolazione mondiale, e l’Italia è tra i Paesi europei che ne subiscono gli effetti più pesanti.

A ricordarlo è ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, associazione nata nel 1989 da un gruppo di medici italiani consapevoli che per garantire la salute di ciascuno, i medici devono occuparsi anche della salute dell’ambiente in cui viviamo, sia come medici che come abitanti della terra.
ISDE opera per promuovere politiche pubbliche fondate sulla prevenzione, sull’eliminazione delle fonti di inquinamento e sulla difesa della salute collettiva, oggi minacciata in modo crescente dai cambiamenti climatici.

Secondo i dati del Lancet Countdown, nel nostro Paese il cambiamento climatico provoca ogni anno migliaia di morti e danni sanitari crescenti.
Tra il 2012 e il 2021 si sono registrati circa 7.400 decessi annuali legati all’aumento delle temperature, più del doppio rispetto agli anni ’90.
A questo si aggiunge l’impatto dell’inquinamento atmosferico, prodotto in larga parte dalle stesse fonti fossili: tra il 2019 e il 2023 quasi il 99% degli italiani ha respirato livelli di PM10 superiori ai limiti raccomandati dall’OMS.

Gli incendi boschivi hanno causato una media di 1.100 morti l’anno, e i giorni ad alto rischio sono saliti a 9,9 nel 2024, rispetto agli 8,8 del decennio 2003-2012.
Il 60,9% del territorio nazionale ha vissuto almeno un mese di siccità estrema ogni anno nel periodo 2020-2024, contro il 13,1% degli anni ’50.
Si tratta di dati che confermano come la crisi climatica non sia una previsione, ma una realtà sanitaria e ambientale già in corso.

Nonostante ciò, l’Italia continua a sovvenzionare i combustibili fossili per oltre 30 miliardi di dollari l’anno, pari al 15,5% della spesa sanitaria nazionale.
Nel 2022 il nostro Paese ha registrato il più alto tasso europeo di mortalità attribuibile all’inquinamento da combustibili fossili: 63.700 decessi da PM2.5, di cui 27.800 legati ai carburanti per i trasporti e 19.900 alla combustione domestica di biomassa.

Anche le abitudini alimentari aggravano il quadro: 71.000 morti per scarso consumo di vegetali e oltre 42.000 per eccesso di carne e latticini.
A ciò si somma la perdita di oltre 44.000 ettari di copertura arborea nel solo 2023, mentre le grandi città restano quasi prive di verde urbano.

“Questi numeri – sottolinea ISDE Italia – rappresentano una vera emergenza sanitaria nazionale, aggravata dall’assenza di una politica climatica coerente e coraggiosa. I costi dell’inazione ricadono su tutti, mentre i benefici del cambiamento restano ostaggio di interessi economici di pochi.”

ISDE Italia ribadisce che rallentare o ostacolare la transizione ecologica non è più accettabile, né sul piano etico né su quello sanitario.

È urgente:

  • eliminare progressivamente i sussidi ai combustibili fossili;

  • investire nella prevenzione e nell’adattamento climatico in ambito sanitario;

  • promuovere la mobilità sostenibile, la riforestazione urbana e una dieta più vegetale;

  • integrare la tutela della salute in tutte le politiche energetiche, agricole e di trasporto.

Ogni giorno di ritardo significa nuove vittime, nuovi costi e maggiori responsabilità morali e politiche. La salute pubblica non può più attendere.

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