L’impatto dell’emergenza Covid-19 sul settore agroalimentare e zootecnico

L’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto, nel settore agroalimentare come in molti altri ci ha fornito spunti preziosi per l’evoluzione del settore.

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Durante i mesi di lockdown chi di noi non ha pazientemente atteso il proprio turno per l’ingresso al supermercato o chi non si è trovato sconfortato di fronte allo scaffale vuoto di farina e lievito? Fortunatamente, sono stati davvero pochi i generi alimentari ai quali abbiamo dovuto rinunciare a causa delle difficoltà di approvvigionamento e per pochi giorni.

Ora che siamo tornati quasi alla normalità, possiamo però fermarci e riflettere su come si siano evoluti i consumi alimentari e quali ripercussioni abbia avuto il lockdown specialmente sulle produzioni zootecniche.

L’emergenza dovuta al Coronavirus ha causato come prima reazione nel consumatore un impulso esagerato ad accaparrarsi il cibo per paura di un’eventuale carenza. Parallelamente all’assalto ai supermercati, la domanda di beni alimentari da parte dei settori Ho.Re.Ca. (hotel, ristoranti, servizio catering) è andata azzerandosi a causa della loro totale, o parziale, chiusura.

Il rapporto ISMEA-NIELSEN di fine marzo che ha analizzato l’andamento dei consumi alimentari durante la prima fase della quarantena, riporta, innanzitutto, un aumento delle vendite nei piccoli supermercati locali a scapito degli ipermercati. I consumatori hanno ritenuto i primi più sicuri e affidabili dal punto di vista sanitario, percependoli come luoghi a minor rischio di assembramenti, adatti a una spesa più veloce e comoda in termini di tempo e di vicinanza alla propria abitazione.

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Per quanto riguarda l’evoluzione nella scelta della tipologia di prodotti agroalimentari, inizialmente si è registrato un forte aumento dell’acquisto di cibi conservabili a scapito di quelli freschi. Ciò ha permesso alle persone di poter fare una spesa più abbondante e di recarsi al supermercato con minor frequenza.

ISMEA ha inoltre riportato come il latte fresco, che è di produzione unicamente nazionale, e i formaggi freschi abbiano subito una flessione d’acquisto del 30%, mentre il consumo del latte UHT, per la maggior parte importato, sia aumentato del 28% assieme ai formaggi stagionati (+23%).

Oltre alla riduzione di domanda da parte del settore ristorativo non completamente bilanciata dall’aumento dei consumi casalinghi, la filiera del latte ha subito una riduzione del prezzo dello stesso, che è passato da 39/40 cent a 30/32 cent (fonte: CLAL). Rimanendo sul filone dei prodotti di origine animale, anche l’acquisto di burro, mozzarella, uova e salumi ha subito un aumento che oscilla tra il 20 e 30%, in quanto prodotti utilizzati per la cucina casalinga.

Per quanto riguarda la produzione di carne, a pagare il prezzo più alto sono stati i tagli di alta qualità, solitamente utilizzati nella ristorazione: costate, lombate, tagliate, tartare. A questo consegue un necessario rinvio della macellazione dei capi negli allevamenti, cosa che rischia di provocare alterazioni delle qualità organolettiche che contraddistinguono la carne di animali giovani e la prospettiva di una sovrapproduzione futura.

 

Cosa ci ha insegnato tutto questo?

Ora che il lockdown è giunto al termine e gli esercizi commerciali dei settori Ho. Re.Ca stanno riprendendo le loro attività, è auspicabile che si risolvano gradualmente tutte quelle difficoltà che si sono create durante questa emergenza: dalla logistica nell’approvvigionamento delle materie prime e degli operatori, alla raccolta e lo stoccaggio del latte in eccesso, senza considerare lo sfasamento tra domanda e offerta precedentemente analizzato.

“Tutta questa situazione ci ha insegnato – afferma François Tomei, direttore Assocarni – che produrre alimenti e, in particolare, prodotti di origine animale è molto importante. Lo abbiamo visto in questo periodo difficile, in cui abbiamo, però, sempre potuto contare sull’alimento sempre disponibile. Questo non è scontato e ci deve far capire quanto sia importante che ci sia una sorta di autoapprovvigionamento al di sotto del quale non si deve mai scendere. Bisogna capire che chi produce alimenti, chi lavora nell’agricoltura, chi alleva animali deve essere rispettato perché dà un contributo fondamentale alla nostra società”.

L’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto, nel settore agroalimentare come in molti altri ci ha fornito spunti preziosi per l’evoluzione del settore in termini di informatizzazione, biosicurezza, organizzazione del lavoro e gestione delle emergenze.



Veronica Gemin

Studentessa in Scienze e Tecnologie Animali, corso di Laurea Magistrale del dipartimento DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova


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