Mobilità sostenibile, primi passi per una nuova legge

intownmobilità_bioecogeoUna rete di strade a scorrimento lento, dove in bicicletta ci si potrebbe spostare da un borgo antico a un altro, da una cittadina medioevale a una rinascimentale. Una rete che già esiste e con pochi soldi potrebbe essere accomodata per creare un unico percorso ciclo-turistico, con ricadute – come immaginabile – importanti per la nostra economia.

La proposta di recuperare gli oltre 1.189 chilometri di binari ormai chiusi è in discussione proprio in questi giorni in Commissione Ambiente alla Camera, e non è un caso che se ne parli proprio ora. Si è infatti conclusa il 22 settembre la settimana europea della mobilità sostenibile.
L’iniziativa porta la prima firma del deputato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente alla Camera, Pd, e presidente onorario di Legambiente. Ma la proposta è integrata da altre analoghe di altri gruppi.  «Recuperare le nostre ferrovie dimenticate  – dice Realacci – e farne una rete di percorsi verdi sui quali pedalare e passeggiare è un modo per andare incontro alle mutate esigenze trasportistiche di tanti italiani ed è anche un’occasione straordinaria per valorizzare la bellezza dei nostri paesaggi, per scommettere su ciò che rende l’Italia unica nel mondo: cultura, qualità, conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale».

Per conoscere i percorsi più vicini a casa c’è anche un sito, Ferrovie abbandonate, dove è possibile scoprire strade e vecchie stazioni già visibili e immersi in campagne e boschi di tutta Italia.

In realtà sono in tutto 6.800 i chilometri di ferrovie abbandonate, secondo l’associazione Comodo (Confederazione mobilità dolce), udita in Commissione. Non tutti i binari possono essere trasformati in piste ciclabili ma «è bene ricordare che su iniziative come queste Paesi come l’Olanda hanno costruito un importante bagaglio turistico».

Va anche oltre e auspica un cambiamento dello stile di vita la proposta delle greenways del pentastellato Mirko Busto in Commissione Ambiente: «Mobilità dolce non significa fare romantiche passeggiate in bicicletta. Vuol dire cambiare mentalità, rivedere le priorità e i modi di concepire i propri spostamenti. Per il nostro governo è meglio stanziare fondi pubblici per autostrade inutili, che nelle promesse di chi le ha costruite si sarebbero “ripagate da sole” – come i 320 milioni regalati recentemente alla nuovissima BreBeMi, che non creare una rete ciclabile degna di un paese europeo, e dalla vocazione turistica come il nostro».

Numerose sono state le iniziative in tutta Italia, anzi in tutta Europa, per la Settimana della mobilità sostenibile: ad esempio l’invito a tutti i cittadini a provare ad andare al lavoro con la bici per il Bike2Workday, cercando di sfruttare l’intermodalità dei mezzi e unendo trasporto pubblico e bici.

Una combinazione che in grandi città è ancora un’utopia: «Ed è per questo che speriamo che il nostro disegno di legge vada in porto il prima possibile – dice Realacci – perché non vogliamo solo promuovere passeggiate domenicali in bicicletta ma una rete e nuova mobilità differente».

Tema su cui converge anche il ministro dei Trasporti Delrio, il “cicloministro” come è stato definito, vista la sua passione per le due ruote. Facendo appello a questa sua passione, il Movimento 5 Stelle gli ha inviato una lettera in cui gli si chiede di sbloccare i 12 milioni di euro già finanziati da oltre un anno per la sicurezza dei ciclisti e disponibili nelle casse del Ministero ma non ancora “liquidi” perché mancano i decreti attuativi.



Stefania Divertito

Stefania Divertito, è giornalista d’inchiesta, specializzata in tematiche ambientali. Numerose le sue inchieste anche su argomenti delicati. Per citarne alcune: Uranio, il nemico invisibile; Amianto, storia di un serial killer; Toghe verdi, storie di avvocati e battaglie civili. Il suo ultimo lavoro è anche la sua sfida: un romanzo thriller con sullo sfondo il tema dello smaltimento illegale di amianto. Ha vinto il Premio Pasolini nel 2013 ed è stata cronista dell’anno nel 2004.


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