L’importanza della zootecnia nel sud del mondo

Da sempre il consumo di carne è simbolo di agiatezza, del raggiunto benessere di un Paese e di una società. Per milioni di persone in tutto il mondo, inoltre, il bestiame è il fondamento del proprio modo di vivere e sostentamento, non solo per la produzione di carne. La zootecnia riveste per questo una grande importanza specialmente nel sud del mondo, dove rappresenta una preziosa risorsa economica e di emancipazione, soprattutto per le donne.

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Attualmente la produzione di bestiame impiega oltre 1,3 miliardi di persone in tutto il mondo, con circa 600 milioni di famiglie povere per cui il bestiame è una fonte di reddito essenziale. Secondo gli ultimi dati, la produzione di bestiame rappresenta il 40% della produzione agricola totale nei Paesi sviluppati e il 20% della produzione agricola totale in quelli in via di sviluppo.

In Etiopia, ad esempio, la zootecnia ha permesso di sconfiggere la fame e la malnutrizione, come del resto avviene in molti altri Paesi poveri del mondo. Bovini, pecore, capre, polli, cammelli e altri animali portano ricchezza, creando opportunità di lavoro per i giovani e per le donne rurali che, generalmente, non hanno altre fonti di guadagno. E per molti africani, specialmente per i bambini, poter aver accesso a più proteine animali può fare la differenza, per ridurre l’arresto della crescita e prevenire deficit cognitivi permanenti.

Le diete carenti attuali basate solo su alimenti poveri come legumi e cereali non sono infatti sufficienti, causando gravi deficit nutritivi in popolazioni che risultano per questo sottoalimentate. Poter disporre di alimenti animali ad alto valore nutrizionale, quelli che hanno portato il benessere nelle società sviluppate come carne, latte e uova, può invece assicurare la sussistenza a milioni di persone in Africa, Asia e Sud America. Aiutare queste popolazioni ad aumentare la produzione di questi alimenti, possibilmente con le tecniche disponibili che rendano queste stesse produzioni sostenibili anche a livello ambientale, permetterà di sfuggire dalla povertà e dalla malnutrizione e di avere finalmente accesso ad un’alimentazione completa.

Non solo i produttori su piccola scala, ma anche le società moderne dei Paesi sviluppati sono dipendenti dall’allevamento per la propria sicurezza alimentare e nutrizionale.
Lo ha ricordato in diverse occasioni anche il Direttore Generale della FAO, Jose Graziano da Silva, spiegando che il settore zootecnico ha un’importanza di lungo periodo e può svolgere un ruolo chiave nel migliorare la vita di milioni di persone fornendo cibo, lavoro, reddito e opportunità economiche.

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Non si tratta solo di nutrizione completa

In India, ad esempio, il bestiame è anche un’importante fonte di energia: gli animali vengono ancora usati per trainare 14 milioni di carri che trasportano fino al 15% del totale delle merci del Paese e ben due terzi delle aree agricole sono coltivate grazie ad energia animale. Fonte di energia non solo motrice, ma anche elettrica, sfruttando una risorsa in precedenza sottovalutata: gli escrementi degli animali, come letame e liquami che, oltre a fertilizzare naturalmente i terreni aumentando la sostanza organica e contrastando la desertificazione o l’utilizzo di fertilizzanti chimici, possono essere impiegati per la produzione di biogas e quindi di energia pulita. Un fatto importante in tutto il mondo (Italia inclusa) per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e disporre di più energia rinnovabile.

Specialmente in alcune aree marginali e isolate dei Paesi in via di sviluppo, come nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale, dove non si ha accesso diretto all’energia elettrica nazionale per mancanza di collegamenti e reti elettriche moderne, l’utilizzo degli escrementi animali convertiti in biogas offre una fonte di combustibile rinnovabile a più di un miliardo di persone.

L’uso del biogas per espandere la produzione di elettricità domestica avviene già ampiamente in Cina, dove tra il 2003 e il 2013 sono stati costruiti 42 milioni di piccoli impianti di biogas domestici alimentati con letame bovino e di pollo che forniscono luce, riscaldamento ed energia, nonché una serie di centrali di biogas più grandi con una capacità giornaliera di 18.000-60.000 kWh. Anche in India nel 2015 il numero di reattori di biogas di dimensioni familiari era già di quattro milioni.

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Rendere gli animali da allevamento più produttivi e sostenibili è una sfida globale, sia per i Paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo, dove l’allevamento rappresenta appunto un’opportunità a livello sia economico, che ambientale, che nutrizionale.
In Etiopia, ad esempio, si punta addirittura a raddoppiare la produzione di pollame nei prossimi cinque anni in modo sostenibile, sviluppando varietà di pollo più produttive ed efficienti. Produrre di più per la popolazione in crescita, sprecando meno risorse naturali ed evitando allo stesso tempo di intensificare il cambiamento climatico è la ricetta chiave della sostenibilità, specialmente in previsione di un aumento del 60% entro il 2050 della domanda di latte, carne e uova nelle economie emergenti.

Negli ultimi quarant’anni nei Paesi industrializzati sono stati fatti enormi passi avanti grazie alla trasformazione degli allevamenti in chiave tecnologica e sostenibile, riducendo del 20% il fabbisogno di terra complessivo per il bestiame e raddoppiando al tempo stesso la produzione di carne. Un’adozione più ampia e decisa delle migliori pratiche, politiche e tecnologie, l’introduzione della genetica per selezionare animali con migliori indici di conversione e più forti, sistemi di alimentazione avanzati, tecnologie di allevamento innovative e di gestione del letame, come i generatori di biogas, hanno consentito di aumentare l’efficienza riducendo gli impatti globali. Esportando queste buone pratiche nei Paesi del sud del mondo potrebbe aiutare il settore zootecnico mondiale a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 30%, riducendo ulteriormente l’impatto ambientale.

Per questi motivi è facile rendersi conto di come la zootecnia non sia “il problema”, come qualcuno in modo strumentale o mosso da interessi vorrebbe far credere. Al contrario, la zootecnia rappresenta “la soluzione al problema”, essendo in naturale simbiosi con l’agricoltura, dando un fondamentale contributo alla tutela del territorio e alla fertilità del suolo, preservando intere regioni dall’imminente desertificazione e prevenendo l’abbandono delle aree marginali e il dissesto idrogeologico. Ma anche aiutando nella lotta alla povertà e alla malnutrizione.



Andrea Bertaglio

Giornalista specializzato in sostenibilità, cambiamento climatico e temi ambientali, scrive per diversi giornali, riviste e siti Web. Ha lavorato nel 2007 presso il Centre on Sustainable Consumption and Production nato dalla collaborazione tra UNEP e Wuppertal Institut. Laureato in sociologia, da alcuni anni sta focalizzando il suo lavoro su rinnovabili, mobilità elettrica, green economy, smart city e innovazione. E sugli impatti della produzione di cibo, a partire da quelli legati alla zootecnia ed alle produzioni animali. A fine 2018 ha pubblicato il libro “In difesa della carne”, edito da Lindau.


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